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Tutti i segreti del plurale

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 27 settembre 2004


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La nostra lingua è ricca e talvolta nella sua ricchezza diventa capricciosa. Esistono infatti quelli che vengono detti nomi sovrabbondanti. «Arma» e «arme» sono forme singolari che al plurale danno «armi», come «destriero» e «destriere» danno «destrieri». Ma esiste anche il caso inverso. Da un singolare si possono avere due plurali. Ed ecco, per fare un esempio solo, «ginocchio» che ha «ginocchi» e «ginocchia». Festa più grande per altri sostantivi che abbondano sia al singolare che al plurale: «orecchio» e «orecchia» che diventano «orecchi» e «orecchie», «strofa» e «strofe» che si trasformano in «strofe» e «strofi». Attenti, però, ai tranelli. Fra i nomi sovrabbondanti spesso le forme, nel passaggio dal singolare al plurale, possono mutare significato. «Il braccio» al plurale ha due alternative: ci sono i bracci del sofà e le braccia del corpo umano. Il «budello» propone i «budelli», che sono piccoli e stretti passaggi, e le «budella», che indicano l' intrico dell' intestino. «Cuoio» può trasformarsi in «cuoi» e resta pelle conciata, ma se diventa «cuoia» indica la pelle umana. Si dice «tirar le cuoia» per morire. Facciamo le corna naturalmente, tenendo conto tuttavia che «corna» non è la sola forma plurale di «corno», il quale ha anche «corni» intesi come strumenti musicali. Ci sono poi variazioni più sofisticate: i gridi e gli urli degli animali, le grida e le urla degli uomini; i labbri di una ferita (o di un vaso) e le labbra della bocca, i gesti come movimenti e le gesta come imprese gloriose, i fondamenti di una scienza e le fondamenta di un edificio. Ancora: i fusi, strumenti per filare (oppure i fusi orari), che poco hanno a che vedere con le fusa di un bel gatto; i fili d' erba che non si perdono come le fila di un discorso. Attenti infine: un dito al plurale fa dita, se segnala tutte quelle di una mano, ma se si vuole indicare più di un dito particolare (per esempio l' anulare) bisogna usare «diti».

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De Rienzo Giorgio


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