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La posizione dell' aggettivo

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 25 ottobre 2004


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Diceva Daudet che «l' aggettivo deve essere l' amante del sostantivo e non già la moglie legittima», perché «tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non matrimoni eterni».
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È una espressione suggestiva, tipica di uno scrittore del tardo Ottocento, ma esprime una convinzione che non è sempre vera.
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L' uso dell' aggettivo (quello qualificativo) spesso finisce infatti con il definire il modo in cui scriviamo: cioè la misura della qualità della nostra scrittura e della nostra personalità culturale.
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Nessuno potrà accusare con saccenteria chi facesse uso di pochi aggettivi di povertà di linguaggio, se il suo modo di adoperarli fosse appropriato ed essenziale.
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Così non si potrà bollare con arroganza chi usasse molti aggettivi, se questi aggettivi, l' uno dietro l' altro, sapessero conservare una loro coerenza espressiva.
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Questo è un problema alto.
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Scendiamo un po' più in terra.
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Dove si deve mettere l' aggettivo?
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Prima o dopo il nome a cui si riferisce?
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In italiano, l' aggettivo qualificativo può essere posto, indistintamente, prima o dopo il sostantivo.
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Ma se spesso dunque la posizione dipende solo da un gusto personale, qualche volta la collocazione prima o dopo il nome diversità di significato oppure conferisce una particolare sfumatura all' espressione.
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Se dico «vecchi alberi» o «alberi vecchi» esprimo un concetto identico nella sostanza.
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Se invece parlo di un «pover' uomo» intendo dire di un uomo di poco spirito, quando non addirittura meschino, se al contrario dico un «uomo povero» voglio indicare che l' uomo è tutt' altro che ricco.
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Ci sono casi poi in cui la posizione dell' aggettivo può esprimere significati completamente differenti.
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Prendiamo una coppia di frasi: «Le occasioni della vita sono diverse da individuo a individuo»; «Si è comportato molto male in diverse occasioni».
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Nella prima frase diverso significa «differente», nella seconda vuol dire «vario».
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De Rienzo Giorgio

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