Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Mi arrivano lettere di studenti che hanno problemi nel mettere al plurale qualche sostantivo. Primo problema di facile soluzione. Se le desinenze singolari di un nome sono in «-ca» e in «-ga», i plurali escono in «-chi» e «-ghi» al maschile e in «-che» e «-ghe» al femminile: abbiamo «il monarca» e «il collega» che diventano «i monarchi» e i «colleghi», «la banca» e la «riga» che diventano «le banche» e «le righe». Un' eccezione. C' è da segnalare che «belga» dà per il maschile plurale «belgi», mentre per il femminile plurale dà un regolare «belghe». Esistono però problemi più complessi. Articolata è la questione dei sostantivi che terminano in «-co» e «-go». Se i nomi sono piani al plurale avremo desinenze in «-chi» e «-ghi», se invece sono sdruccioli le desinenze saranno «-ci» e «-gi»: «il buco» e «il lago» danno «i buchi» e «i laghi»; «il médico» e «l' aspàrago» danno «i medici» e «gli asparagi». Ancora se i sostantivi terminano in «-logo» al plurale hanno un doppio comportamento. Escono generalmente in «-logi» i nomi di persona, in «-loghi» quelli di cosa: avremo dunque «astrologo» e «astrologi», ma invece «catalogo» e «cataloghi». Queste le regole. Vediamo ora le eccezioni. Ci limitiamo oggi solo ai sostantivi con desinenza in «-a», ci occuperemo del resto un' altra volta. Fonte di dubbi tradizionale è la trasformazione dal singolare al plurale nei nomi che terminano in «-cia» e «-gia». Il comportamento generale è questo. Se la desinenza della parola è preceduta da vocale il plurale va in «-cie» e «-gie», se invece è preceduta da consonante il plurale va in «-ce» e «-ge»: e allora mentre «camicia» e «ciliegia» al plurale fanno «camicie» e «ciliegie», «faccia» e «spiaggia» fanno «facce» e «spiagge». Ancora. Se i nomi hanno desinenza in «-scia» al plurale escono in «-sce»: «striscia» dà «strisce».
De Rienzo Giorgio
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