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Una lingua per comunicare

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 14 febbraio 2005


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È in corso un dibattito sul disegno di legge 993 per la costituzione di un Consiglio Superiore della Lingua Italiana (Csli), il quale - nella sostanza - considera l' Italiano come un «bene culturale», nonché «sociale» da salvaguardare.
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Salvaguardare da che cosa?
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Dall' invasione, specie nel linguaggio giovanile, dei termini stranieri, ma anche dei neologismi incomprensibili e delle forme dialettali.
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Il progetto è governativo.
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È dunque ovvio che si scaglino contro i linguisti «d' opposizione».
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A testimoniare questo dibattito - si fa per dire - è uscito da poco il primo numero di una rivista «LId' O» (che sta per «Lingua Italiana d' Oggi») in cui - per par condicio - sono presenti le diverse voci in contrapposizione.
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In realtà, al di di propositi più altisonanti, questo Consiglio Superiore non potrebbe far altro che dare un indirizzo generale per non dico imporre, ma quanto meno suggerire un lessico controllato e una grammatica ufficiale.
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Ciò, secondo chi si oppone, diventa un attentato non solo contro la vivacità (e la creatività) della nostra lingua, ma addirittura contro la libertà di comunicare fra le persone.
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Credo che questo dibattito, lasciato in mano ai politici, non possa portare da nessuna parte.
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Una lingua moderatamente normativa si impara a scuola, ma poi - per quella dell' uso - in cattedra salgono i media e soprattutto la televisione.
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Può dispiacere a molti.
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Ma è un fatto contro cui diventa accademico (e perciò inutile) recriminare.
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E allora sarà bene, per prevenzione, potenziare l' azione della scuola e spostare la prospettiva del discorso.
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Una lingua serve soprattutto perché gli uomini comunichino tra di loro: dare a tutti un lessico di base e una grammatica riconoscibili sarebbe già un successo straordinario.
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Se poi nel lessico di base entra anche qualche vocabolo straniero da tutti inteso non è di certo un dramma.
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Anche nelle altre lingue sono entrate parole della nostra, senza che si siano alzati scudi di protezione.
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De Rienzo Giorgio

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