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Nei Promessi sposi durante la carestia, quando scoppia la rivolta a Milano, il popolo - saccheggiati i forni - va alla casa del Vicario di provvisione, che ritiene responsabile della fame. C' è una situazione di alto rischio ed allora Antonio Ferrer, gran cancelliere popolare perché ha abbassato il prezzo del pane, affronta quella folla per ammansirla. Va in carrozza e attraversa la piazza gremita di uomini inferociti, colloquiando con chi gli capiti più vicino. Assicura che il Vicario «sara castigato si es culpable». Giura pene molto dure. Poi quando tornerà indietro con il Vicario nascosto nella carrozza, interpreterà una scaltra recitazione. «Un castigo severo. Esto lo digo por su bien»; «E' vero, è un birbante, uno scellerato. Perdone usted. La passerà male, la passerà male si es culpable». Ferrer è un grande giocoliere della parola, come tanti ce ne sono nel romanzo. Recita qui una commedia. Interpreta quella che nel Seicento si chiamava la «dissimulazione onesta»: una manipolazione della verità a fin di bene. La sua frase per intero esprime una piena verità: il Vicario sarà castigato solo se risulterà colpevole. Se qualcuno però nella folla sentisse tale frase, per il Vicario e per Ferrer sarebbero molto probabilmente seri guai. Ma il gran cancelliere ricorre a un artificio, con l' alternanza dell' Italiano e dello Spagnolo. Dice la verità in modo che se ne comprenda quella parte che sa gradita al proprio irritato uditorio. Manzoni rappresenta in questo episodio un grande affresco, il cui significato spiegava apertamente nel Fermo e Lucia, la prima stesura del romanzo. Nei Promessi sposi, dove spesso affronta il problema grave della manipolazione della parola, si affida invece a invenzioni di scrittura come questa.
De Rienzo Giorgio
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