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L' efficacia della punteggiatura

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 10 novembre 2003


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Qualche consiglio sull' uso della punteggiatura.
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Una premessa.
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Quando parliamo l'espressione del viso, i gesti delle mani, l'intonazione della voce coloriscono le nostre parole.
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Per riprodurre tutto ciò con efficacia si deve ricorrere in realtà a giochi di sintassi, ma anche la punteggiatura può essere utile a dividere e scandire un testo, a segnare pause brevi o lunghe, a suggerire il tono di una frase.
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Partiamo dalle cose più semplici.
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Il punto è il segno più forte.
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Indica una pausa lunga che fine a una frase, a un periodo.
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Se vogliamo segnare uno stacco ancora più accentuato, dopo il punto possiamo andare a capo.
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Gli stessi nomi dicono a cosa servono i punti interrogativo ed esclamativo: a porre una domanda, a esprimere gioia, ammirazione, stupore, rabbia, dolore oppure a impartire ordini o esortazioni.
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I puntini di sospensione (da usare con parsimonia) si inseriscono per lasciare una frase in aria: a indicare imbarazzo e reticenza o a creare un senso di attesa.
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Più complesso (e opinabile) è invece il discorso sugli altri segni di interpunzione.
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Quello più frequente (spesso abusato) è la virgola.
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In realtà lo si dovrebbe usare soltanto nelle enumerazioni o per creare un inciso rapido: "Il mare, si sa, può essere pericoloso".
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In qualche caso è utile a dare un tono evocativo: "Coraggio, amici, andiamo avanti".
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Il punto e virgola segna una pausa più debole del punto.
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In pratica, se proprio si vogliono formulare periodi molto lunghi, lo si può usare per interromperli momentaneamente per dare respiro al lettore.
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Altrimenti può essere impiegato a scandire per gruppi omogenei lunghe enumerazioni.
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I due punti introducono nel caso più banale un discorso diretto oppure una citazione.
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Ma possono anche servire per spiegare un concetto appena enunciato.
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De Rienzo Giorgio

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