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I «dispetti» degli aggettivi

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 9 febbraio 2004


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Come si concordano gli aggettivi?
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Diamo per scontate le concordanze più ordinarie.
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La lingua italiana tuttavia, ormai lo sappiamo, è costituita da comportamenti fissi, ma anche da variabili, le quali sono determinate dal suono particolare di alcune consonanti («c» e «g»): un suono che ha subito variazioni e oscillazioni non sempre stabilizzate da secoli di uso.
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Gli aggettivi che terminano in «-co» formano il loro plurale in «-chi» se sono piani, in «-ci» se sono sdruccioli: secco secchi, pratico pratici.
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Ci sono però delle eccezioni: amico e greco (piani) si mutano in amici e greci; carico e dimentico (sdruccioli) diventano carichi e dimentichi.
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Gli aggettivi femminili con desinenza in «-ca» sono più giudiziosi, al plurale escono sempre in «-che»: stanca e amica (piani) si trasformano placidamente in stanche e amiche.
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Ma anche gotica (sdrucciola) gotiche.
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Altro giro e altri dispetti.
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Gli aggettivi maschili in «-go» e quelli femminili in «-ga» hanno il plurale rispettivamente in «-ghi» e «-ghe»: lungo e lunga danno lunghi e lunghe, analogo e analoga danno analoghi e analoghe.
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Ma fanno eccezione i nomi con funzione di aggettivi che terminano in «-logo» e «-fago», i quali al plurale escono in «-gi»: teologo dunque teologi, antropofago antropofagi.
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Se sono femminili invece se ne stanno in riga, seguono cioè la regola generale: avremo allora teologhe e antropofaghe.
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Tutto a posto invece per gli aggettivi in «-cia» e «-gia».
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Se la «c» e la «g» (come nei sostantivi) sono precedute da consonante (saggia) la desinenza è in «-e» (sagge), se sono invece precedute da vocale (sudicia) la desinenza diventa «-ie» (sudicie).
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Gli aggettivi in «-io» con la «i» tonica cioè accentata (pìo) al plurale raddoppiano la «i» (pii), con la «i» atona (vario) invece no (vari).
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De Rienzo Giorgio

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