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Modi e tempi troppo disinvolti

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 6 giugno 2005
NewspaperCorriere della Sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page52
Column-


[1]
L'uso dei modi e dei tempi verbali è oggi molto disinvolto.
[2]
Lasciamo perdere la questione spinosa dei congiuntivi e dei condizionali, con la complessa formulazione dei periodi ipotetici, che per non andare a incontrare guai tutti (non solo gli studenti) cercano di evitare, puntando su frasi corte.
[3]
Restiamo a cose più banali: al semplice indicativo, il modo più in uso nel parlato e, man mano che passa il tempo, pure nello scritto.
[4]
Anche in questo caso c'è un impiego dei tempi molto allegro.
[5]
Faccio solo qualche esempio.
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Specie nelle regioni settentrionali, si usa il passato prossimo al posto del remoto: «Sono nato (nacqui) nel 1960».
[7]
Nel Sud accade l'esatto contrario: «Da lui andai ieri, non te lo ricordi?».
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Sono errori veniali, ma impoveriscono la lingua.
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Più gravi sono altre consuetudini che è meglio correggere decisamente.
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Primo.
[11]
L'uso dell'imperfetto al posto del condizionale passato: «Potevi (avresti potuto) stare zitto»; «faceva (avrebbe fatto) meglio ad andarsene».
[12]
Secondo.
[13]
L' uso del passato prossimo al posto del presente o del futuro anteriore: «Quando ho finito (finisco, avrò finito) di lavorare, vado a casa».
[14]
Terzo.
[15]
L'uso del futuro semplice invece del futuro anteriore: «Quando finirò (avrò finito) questo libro, ne inizierò un altro».
[16]
È che nell' adoperare i tempi verbali, nella fretta di comunicare d'oggi, si finisce con il dimenticare che le varie forme stabiliscono, nella convenzione della lingua scritta, rapporti di contemporaneità, anteriorità e posteriorità.
[17]
Invece tutto viene appiattito in un perpetuo presente, con casuali scorribande nel passato e nel futuro.
[18]
Esattamente ciò che accade per i modi verbali, dove l'appiattimento avviene in questo caso sull'indicativo, modo della realtà, a scapito del congiuntivo, modo della soggettività, e del condizionale, modo dell'eventualità.
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L'uso la vince sempre nella lingua: congiuntivi e condizionali sono destinati ad avere vita breve.
[20]
Ma sarebbe bello tentare di resistere per restituire al nostro tempo, tutto proiettato su ciò che è oggettivo e reale, il molto che spaccia come tale ed è invece soggettivo ed eventuale.

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