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Facciamo amicizia

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 13 gennaio 2015


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Elisabetta Bartuli è una traduttrice che si occupa di dialogo transculturale e di letteratura araba contemporanea. Ci ha aiutato a realizzare il numero 1083 di Internazionale, che conteneva testi di autori egiziani contemporanei, tutti tradotti dall’arabo. Le abbiamo chiesto qual è secondo lei la sfida principale quando si traduce da questa lingua.

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I tempi verbali. L’arabo e molto più logico dell’italiano, perché ha solo due momenti temporali, il passato e il presente: in arabo una cosa è conclusa o non è conclusa, non ci sono passati prossimi o trapassati che si accavallano. E una volta che hai dichiarato che sei nel passato, non hai bisogno di ribadirlo, puoi parlare al presente. Affascinante. , perché questa facilità di attraversare il tempo condiziona il modo di raccontare. E non è facile da tradurre.

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Conoscere la lingua non basta. Spesso purtroppo le traduzioni dall’arabo sono cariche di un immaginario tutto nostro, immobile, di cui invece dovremmo liberarci. Ma l’arabo è una lingua viva, che ci fa vedere cose! Tanti scrittori arabi si sono fatti conoscere all’estero scrivendo in inglese o in francese, ma leggere una traduzione dall’arabo significa leggere quello che un arabo dice agli arabi, non a noi. Ed è un’occasione preziosa, perché sono convinta che dobbiamo conoscerci.


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