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Pause d’autore

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 24 febbraio 2014


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Le virgole e gli altri segni di interpunzione sono strani animali, ci scrive Vincenzo Oliva commentando le riflessioni della settimana scorsa sulla virgola. È vero: da un lato seguono le regole grammaticali, dall’altro si piegano agli usi più diversi a seconda delle esigenze espressive di chi scrive.

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Il nostro lettore ricorda che Alberto Moravia scrisse la prima versione degli

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Indifferenti senza punteggiatura. Ogni frase mi veniva fuori con la proprietà ritmica e solitaria di un verso, ha raccontato lo scrittore romano. Come osserva Francesca Serafini nel suo libro Questo è il punto (Laterza 2012), non sono pochi gli autori che avanzano dubbi nell’uso di punti e virgole.

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In Italia il più radicale è stato Filippo Tommaso Marinetti, che nel Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912) proponeva di abolire la punteggiatura in favore di uno stile vivo che si crea da , senza le soste assurde delle virgole e dei punti. Giacomo Leopardi era convinto che spesse volte una virgola ben messa luce a tutto il periodo, ma era molto severo nei confronti di altri segni d’interpunzione: Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io?, scriveva nello Zibaldone. Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica.


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