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Verbi per pochi

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 22 aprile 2014
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page-
Column-


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Il governo cinese vorrebbe far tacere Ai Weiwei, ma lui, imperterrito, parla, filma, blogga (Internazionale 1046, pagina 95).
[2]
Blogga?
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, voce del verbo bloggare, cioè scrivere un blog.
[4]
È un verbo nuovo, uno di quei verbi in -are che continuano a nascere nella nostra lingua e che prendono origine da un nome o da un aggettivo.
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In ambito informatico o giù di sono spuntati come funghi negli ultimi tempi:
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taggare (mettere un tag), googlare (cercare su Google), postare (pubblicare un post), messaggiare (mandare un sms).
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Sono sintetici e chiari, almeno se i vostri interlocutori hanno un po’ di familiarità con internet e i telefonini: nel dubbio, meglio parafrasare.
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Questi verbi formati su nomi o aggettivi sono una specialità del burocratese, che non finisce mai di sorprenderci con i suoi attenzionare (richiamare l’attenzione o mettere sotto attenzione), scadenzare (stabilire una scadenza), efficientare (rendere efficiente o più efficiente).
[9]
Finché si usano tra colleghi, va bene.
[10]
Ma quando il burocratese pretende di parlare a tutti, l’effetto può essere infelice.
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Per esempio, avete notato che da un po’ di tempo le porte di banche, negozi e uffici pubblici sono tutte allarmate?
[12]
No, non hanno bisogno di essere tranquillizzate.
[13]
Sono semplicemente collegate a un allarme.
[14]

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