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Il futuro della virgola

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 18 febbraio 2014
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Column-


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Alia fine i miliziani sono stati costretti alia resa, e a Lubumbashi è tornata la calma.
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Alia fine i miliziani sono stati costretti alla resa e a Lubumbashi è tornata la calma (Internazionale 1037, pagina 18).
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La virgola, ci va o no?
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Non c’è una risposta giusta.
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L’effetto è diverso: la prima frase è più lenta e meditata, la seconda più rapida e diretta.
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Ma entrambe sono corrette.
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La scrittrice statunitense Gertrude Stein sosteneva che una virgola serve solo a rendere facile una cosa che se ti piace abbastanza è facile abbastanza senza la virgola.
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Be’, non è proprio così: una virgola spesso rende facile quello che altrimenti per il lettore sarebbe incomprensibile.
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È indispensabile prima di alcune relative, per separare gli elementi di un elenco, prima di un’apposizione, dopo un vocativo, negli incisi.
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In certi casi però si affida al gusto e alla sensibilità di chi scrive: non sorprende, per esempio, che compaia di rado in testi brevi e informali come i tweet e gli sms.
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Ma si può immaginare un mondo senza virgole?
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Secondo John McWhorter, un linguista che insegna alla Columbia university intervistato da
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Slate, si può: Potete toglierle da molti testi americani moderni e la chiarezza ne risentirebbe così poco da convincervi che se ne può fare a meno.
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Ma solo in America.
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