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Due volte morti

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 16 dicembre 2014


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Nel box a pagina 72 del numero 1079 abbiamo scritto, riprendendo l’enciclopedia Treccani, che in Italia l’eutanasia passiva è ammessa in ambito ospedaliero in caso di morte cerebrale previo consenso dei parenti.
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Ma se viene dichiarata la morte cerebrale si è morti e basta!, obietta giustamente un lettore.
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E non è l’unico a essersi accorto dell’errore.
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Una volta dichiarata la morte cerebrale, la persona è legalmente morta e, se sussistono le possibilità, si può procedere al prelievo di organi e tessuti. A dichiarare la morte cerebrale è una commissione composta da un neurologo, un rianimatore e un medico legale, spiega L.
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C.
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La morte cerebrale coincide con la cessazione irreversibile di ogni attività vitale del cervello, precisa L., anche se quella persona continua a respirare grazie ai ventilatori meccanici.
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Perciò la procedura di distacco dal respiratore ed eventuale espianto di organi non è assimilabile all’eutanasia.
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L’eutanasia, invece, è l’interruzione delle funzioni vitali, e implica la richiesta di morire fatta da qualcuno in grado d’intendere e di volere.
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In Italia, insomma, l’eutanasia è un reato.
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Anche se il dibattito sul significato di questa parola è ancora aperto.

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