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La rotta del refuso

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 16 settembre 2014
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Column-


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Caro Internazionale, se anche te scrivi Ghandi’ invece di Gandhi’ vuol dire che siamo arrivati alla frutta, ci scrive Tommaso Vaccari.
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Che frustrazione.
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Proprio nel sommario dell’articolo su Arundhati Roy (Internazionale 1066, pagina 42)!
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Eppure eravamo così contenti di pubblicarlo che ce l’abbiamo messa tutta a scrivere quel sommario.
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Ma forse abbiamo sbagliato proprio per questo.
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Come ha spiegato a Wired Tom Stafford, un professore britannico che studia i refusi all’università di Sheffield, quando è impegnato in compiti complessi il cervello usa delle scorciatoie per gestire i livelli inferiori del processo (trasformare le singole lettere nella parola Gandhi) e concentrarsi sui livelli più alti (trasformare le singole parole in un sommario efficace).
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Quando scriviamo o rileggiamo una parola che conosciamo, scatta lo stesso meccanismo per cui quando facciamo il tragitto per andare al lavoro non ci fermiamo a ogni angolo per decidere dove svoltare: il percorso l’abbiamo già in testa.
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Quel meccanismo, però, a volte ci fa sbagliare strada: usciamo di casa per andare a cena da un’amica e a un certo punto ci rendiamo conto che stiamo andando al lavoro.
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Dobbiamo correggere subito la rotta o rischiamo di arrivare alla frutta.
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