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Il valzer dell’apostrofo

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 08 aprile 2014


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A pagina 114 nell’ottima rubrica Le regole si usa per un imperativo, direi invece che ci vuole l’apostrofo, ci scrive Claudio Gatti.
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Giusto: per l’imperativo di dire è meglio usare di’.
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e il sinonimo di giorno, e anche se non lo usa più nessuno tranne il dottore quando ti prescrive la pillola una volta al , per non fare confusione l’accento lascialo a lui.
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Il semplice di è una preposizione semplice, scrivila semplicemente così e non si confonderà con un’altra parola.
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Di la verità: gli apostrofi non sono mai stati il tuo forte.
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Sta’ tranquillo e fa attenzione: se è verbo e non è imperativo l’apostrofo non ci va.
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Va a ricordartelo però...
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E poi con queste paroline ti resta sempre il dubbio, se non ci va l’apostrofo, forse ci va un accento?
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Sì!
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Sul affermativo ci va.
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Lo so (non sò), questo discorso ti le vertigini (da senz’accento è una preposizione semplice, come di).
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Su una cosa ti do ragione: do senz’accento si potrebbe confondere con la nota.
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Ma allora anche la, mi e fa: musica per le tue orecchie!
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Ma va , neanche il peggior somaro le confonderebbe.
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Però se vuoi proprio fare il difficile ci sto (non stò).
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La musica finisce con le note dolenti.
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Vediamo un po’: come dice la maestra, poco perde una sillaba ma ci rimane il segno, così diventa po’.
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Con l’apostrofo, l’accento no!
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