Paragraph view

Wan wan disse il cane

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 30 maggio 2013


[1]

Aaaammm, dice Satomi Yai al suo cane Airu (Internazionale 1001, pagina 104) per fargli aprire la bocca. Ma quando sono nella loro casa di Itō, in Giappone, Satomi dice aaan. E quando Airu le morde la mano dice itai, non aahii!

[2]

Le parole che servono a rappresentare rumori, azioni o sensazioni vanno tradotte come tutte le altre, perché sono diverse da cultura a cultura e da lingua a lingua. Perfino quando imitano lo stesso suono. Airu, per esempio, abbaia come tutti i cani del mondo, ma in italiano fa bau bau e in giapponese wan wan. I linguisti le chiamano onomatopee.

[3]

L’italiano ha le sue: i treni fanno ciuf ciuf e chi beve fa glu glu. Ma usa anche parole inglesi spesso arrivate proprio attraverso i fumetti. Wowww, dice un passante stupito che ha appena visto un tizio sul cornicione di un palazzo (pagina 88). In inglese wow è un verbo che significa più o meno fare grande impressione, in italiano invece non vuol dire niente. Ma molti lo usano al posto del più genuino oh!, anche se non sanno l’inglese.

[4]

fumettista italiano Jacovitti usava onomatopee tutte sue che suggerivano un significato ai lettori italiani, come pùgno e spáro, o versioni italianizzate come bànghete. Ma ormai in Italia le pistole fanno solo bang (in inglese vuol dire colpire). Lo sanno anche i bambini.

[5]


Text view