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Nomi equivoci

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 22 gennaio 2013


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Come sa chi ha letto l’articolo di copertina dello scorso numero, l’Ikea fa molta attenzione ai nomi dei suoi prodotti. Ma quando un’azienda raggiunge dimensioni globali, i nomi possono giocare brutti scherzi. Nel novembre del 2011, quando l’Ikea ha aperto il primo negozio a Bangkok, in Thailandia, il suo letto Redalen ha messo in imbarazzo venditori e clienti: pronunciato alla tailandese, indica l’atto sessuale.

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E il portavasi Jättebra in tailandese è un’espressione volgare per dire sesso. Finché è un oggetto, si fa sempre in tempo a cambiargli nome. Ma cosa fare se si tratta di un uomo politico? Se lo sono chiesto i mezzi d’informazione arabi il giorno dell’insediamento di Jean-Marc Ayrault: nella traslitterazione fonetica in molti dialetti arabi il cognome del primo ministro francese indica l’organo genitale maschile.

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Il quotidiano di Dubai Al Bayan ha aggirato l’ostacolo riferendosi ad Ayrault nel titolo di apertura con un fraterno Jean-Marc. Anche i francesi, del resto, hanno i loro problemi. Gli tocca scrivere Poutine invece di Putin perché il cognome del presidente russo non suoni troppo come

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putain (puttana). Qualche imbarazzo oltralpe lo provoca anche il nostro Pd, che in francese si pronuncia pédé (frocio).

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