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L’italiano basta

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 14 maggio 2013
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Column-


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Se è vero che Internazionale tende a limitare il più possibile l’uso di parole straniere, come mai negli articoli sull’Italia dello scorso numero ce ne sono tre che si potevano evitare?
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Evidentemente non ci sforziamo abbastanza.
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Come osserva Enzo Vignoli, quel think tank a pagina 14 poteva essere reso con commissione di esperti’.
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A pagina 18 invece, si parla di un’Italia che rischia il
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default.
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È una parola entrata prepotentemente nel linguaggio economico, ammette il nostro lettore.
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Ma è ambigua, perché è traducibile con inadempienza’ o simili, ma è spesso usata per indicare il ben più drammatico evento del fallimento’ o della bancarotta’.
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Meglio usare il termine italiano adatto all’occasione.
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In questo caso, insolvenza.
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Non è detto che il governo di Enrico Letta riuscirà a evitarla, ma almeno il paese è uscito da una situazione di impasse, scrive Le Monde (pagina 14).
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Però, insiste Vignoli, perché non usare il nostro stallo’ o vicolo cieco’?.
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Non c’è motivo.
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Ogni tanto capita di ricorrere a una lingua straniera per trovare quello che Gustave Flaubert chiamava le mot juste, il termine giusto.
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Anche se quasi sempre esiste un corrispettivo italiano più chiaro e meno pretenzioso.
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