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Benvenuti a Timbuctù

Language columnCorrezioni
AuthorGiulia Zoli
Date 12 febbraio 2013
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Column-


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Finché faceva capolino ogni tanto, in mezzo a un articolo, passava inosservato.
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Ma in quel titolo su due colonne (Internazionale 985, pagina 12), a molti è parso una provocazione: Tombouctou è libera.
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Tombouctou?
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In francese, il nome della città del Mali è quasi irriconoscibile.
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Se fosse stata una piccola località in qualche angolo sperduto dell’Africa, una forma straniera non avrebbe scandalizzato nessuno.
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Ma è sulle prime pagine di tutti i giornali, e non ci sono dubbi che in italiano si chiama Timbuctù.
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C’è una ragione specifica che giustifica la vostra scelta? Perché il francese è preferito all’italiano Timbuctù, o a una delle altre forme locali?, chiede Luigi Marini nella sua email.
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La risposta è che finora abbiamo seguito l’indicazione dell’Atlante De Agostini, una decisione presa tanto tempo fa.
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Ma da questo numero adotteremo la forma italiana.
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Del resto lo facciamo già per Porto Said (non Port Said), Parigi (non Paris), Filadelfia (non Philadelphia), per citare qualche esempio a caso.
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Ma non sempre: se la forma italiana fosse la regola, dovremmo scrivere Nuova York e non New York, o Lilla e non Lille.
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Invece nella scelta dei nomi di luoghi la regola è l’uso comune.
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E l’uso comune cambia.
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