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Una volta di più

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 03 dicembre 2013


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La nostra lingua è complessa, profonda, affascinante. E recalcitrante a regole troppo strette, osserva Vittorio Oliva.
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Il riferimento è alla rubrica Le correzioni della scorsa settimana, in cui sottolineavo l’importanza di essere concisi.
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Il nostro lettore dice una cosa sacrosanta: infatti se è vero che, sfrondato dalle ripetizioni e dalle parole superflue, un testo diventa più efficace e diretto, è anche vero che le ripetizioni non sono da evitare a tutti i costi.
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Anzi!
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Però bisogna distinguere tra quelle inutili, che diluiscono il messaggio indebolendolo, e quelle che rispondono a una strategia.
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Prendete lo scorso numero di Internazionale: si può ripetere un sostantivo per chiarire di cosa si sta parlando e dare coesione al testo (Giovanni De Mauro usa sei volte la parola intercettazioni - anche al singolare - nel suo editoriale); si può ripetere l’inizio di una frase per essere perentori (La distinzione da fare non è... La distinzione da fare è..., Bill Keller a pagina 95); si può ripetere un avverbio per aggiungere enfasi a un pensiero (Così lontani, così vicini, Amira Hass a pagina 17); e poi, se non l’avete ancora capito, si può ripetere la struttura di una frase per dare ritmo al discorso e rafforzare un concetto (come nella rubrica che avete appena letto).
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