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Da Bradley a Chelsea

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 03 settembre 2013
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Column-


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Quando Bradley Manning ha annunciato di voler diventare una donna e di volersi chiamare Chelsea, nelle redazioni statunitensi si è aperto un dibattito su come dare la notizia: usare il nome e il genere indicato dalla persona transgender, come raccomandano i manuali di stile, o continuare a usare il maschile e il vecchio nome, quello che tutti conoscono?
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L’Huffington Post, per esempio, ha scelto il femminile.
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Il New York Times il maschile: Passando improvvisamente a un altro nome avremmo solo creato confusione, ha spiegato il
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managing editor Dean Baquet.
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Non è una decisione politica. È una decisione che tiene conto dei lettori.
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Brian Stelter, il media editor, ha osservato che in questo caso il vecchio nome e il nome attuale sono la notizia, ed è per questo che il New York Times li ha usati entrambi.
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I giornali italiani hanno fatto lo stesso, riferendosi a Manning per lo più al maschile.
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E in futuro?
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Come si farà a parlare di Manning in modo chiaro, rispettando la sua condizione di transgender?
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Secondo la public editor del New York Times, Margaret Sullivan, bisognerà usare il femminile e spiegarlo.
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Internazionale ha chiesto un parere a Porpora Marcasciano, presidente del Movimento identità transessuale, che ha dato ragione a Sullivan.
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