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Acque pericolose

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 29 gennaio 2012


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Bastava aprire Internazionale, la scorsa settimana, per non avere dubbi: la Costa Concordia era una nave da crociera.
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Non un traghetto, un bastimento, un panfilo o uno yacht.
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Arrivati all’ultima pagina, però, leggendo la vignetta in alto a sinistra, si viene assaliti dal dubbio, perché la Concordia ha cambiato genere ed è diventata il Concordia, maschile.
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Cos’è successo?
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Probabilmente la traduzione è caduta nella trappola del francese, che le navi le chiama con un nome maschile, bateau.
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Il peggio è che nella stessa pagina, tre vignette più giù, la Concordia è di nuovo femminile.
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Sfogliando il supplemento sul naufragio del Giglio si scopre che la navigazione da crociera è dominata dai nomi maschili (il portoghese navio de cruzeiro, lo spagnolo crucero, il croato brod) o neutri (l’inglese cruise o cruise ship, il tedesco Schiff o Kreuzfahrtschiff, l’olandese schip).
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La vera sorpresa del supplemento, però, è la prima pagina del Guardian, che sotto una foto a mezza pagina della Concordia naufragata titola: Regaliamo un nuovo yacht alla regina.
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Non è stata una disattenzione: La proposta del ministro Michael Gove era uno scoop. La Concordia era la storia del weekend. Si sono guadagnate la prima pagina a pari merito, ha spiegato il Guardian.

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