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Il tratto che unisce

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 10 dicembre 2012


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Occupa poco spazio, si lega alle parole senza interruzioni e le unisce.
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Molti fanno fatica a distinguerlo dal fratello maggiore, il trattino lungo, che separa - per esempio introducendo un inciso, un commento, una spiegazione - e spezza il discorso.
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Il trattino breve, invece, innanzitutto tiene insieme una parola quando si divide per andare a capo.
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E poi mette in relazione parole diverse o numeri: Siena-Roma 1-3.
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È utile se si vuole essere brevi: l’autostrada Mosca-San Pietroburgo (Internazionale 977, p. 70), a percorrerla in auto ci vorranno 7-8 ore.
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Il trattino breve unisce i nomi, come nel progetto-vetrina (p. 32) e negli stati-nazione (p. 36), ma anche gli aggettivi, come per le capacità tecnico-scientifiche (p. 41).
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Insomma stabilisce rapporti, legami, anche complessi, compreso quello di amore-odio.
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Su Internazionale, però, certi trattini sono mal tollerati.
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Come quello che segue un prefisso: antieuropeista e postatomico infatti non ce l’hanno mai (anti-Obama e post-Berlusconi invece , almeno per ora).
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Nei composti, poi, il trattino è una rarità.
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Internazionale fa una scelta netta: babysitter o baby sitter, baby-sitter no.
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Ma se il composto è un marchio, come la Coca-Cola (p. 24) non c’è niente da fare.
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Il-copyright-non-si-tocca!
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