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L’eredità di Steve Jobs

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 25 novembre 2011


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Steve Jobs era un visionario. Lo hanno detto tutti e lo afferma anche un articolo a pagina 44 di questo numero. Ma visionario è l’aggettivo giusto per definire il fondatore della Apple? Se l’è chiesto un nostro lettore, osservando che i giornali italiani hanno tradotto così l’inglese visionary.

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Anche il sito della Apple, annunciando la sua morte, ha definito Jobs genio creativo e visionario. E ormai è così che lo ricorderemo. Ma in italiano un visionario è soprattutto una persona che ha delle visioni, come un pazzo, un mistico o al limite un artista. L’inglese visionary, invece, può indicare anche un profetico anticipatore, una persona con un grande intuito come Jobs.

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In un articolo uscito poche settimane fa sul New Yorker, Malcolm Gladwell ha scritto che il genio di Steve Jobs consisteva soprattutto nel cogliere le potenzialità di un oggetto e tirarle fuori attraverso un instancabile processo di perfezionamento. Aveva una sensibilità da editor, scrive Gladwell. Correggeva e migliorava finché non era soddisfatto.

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E come un editor mise a punto lo slogan della campagna pubblicitaria della Apple: think differently sarebbe stato più corretto, ma lui volle a tutti i costi think different. Non pensare in modo diverso, ma tutt’un altro modo di pensare. Un’altra vision.


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