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Nome proprio

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 17 novembre 2011
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Column-


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Nelle ultime settimane abbiamo fatto scempio di nomi propri: nel numero 920 abbiamo sbagliato il nome di un regista, nel 921 il nome di un cantante e nel 922 il nome di uno stilista.
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Ma nel 923 l’abbiamo fatta proprio grossa: abbiamo sbagliato un nome nell’errata corrige.
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Il povero Yohji Yamamoto, lo stilista giapponese prediletto da Pina Bausch, si merita almeno una menzione in questa rubrica, che ne consacri una volta per tutte la grafia corretta: è Yohji, visto che questo è il suo marchio, non Yoshi, non Yoji, e nemmeno Yōji, che sarebbe la traslitterazione dal giapponese.
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Verificare la correttezza dei nomi è un dovere del giornalista, oltre che del copy editor.
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Eppure è un’impresa che riesce difficile anche ai più grandi.
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La settimana scorsa Philip B.
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Corbett, incaricato della revisione dei testi al New York Times, ha lanciato un nuovo allarme dal suo blog: Su 2.800 errori corretti dall’inizio del 2011, 460 erano nomi di persone. E ogni volta che ne sbagliamo uno, perdiamo un po’ di credibilità.
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Alcuni consigli per evitarlo: interpellare il diretto interessato, consultare fonti autorevoli (la grafia che ha più risultati su Google non è autorevole), diffidare delle parole omofone, della nostra memoria e della grafia che abbiamo usato l’ultima volta.
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