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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Parole proibite
Language column
Opinioni
Author
Giulia Zoli
Date
10
novembre
2011
more header data
[1]
Il
direttore
del
New
York
Times
Magazine
,
Hugo
Lindgren
,
racconta
che
nel
1997
,
quando
fu
assunto
dalla
rivista
New
York
,
trovò
nella
bacheca
del
suo
nuovo
ufficio
un
regalo
di
Kurt
Andersen
,
il
direttore
che
era
stato
appena
licenziato
.
[2]
Era
un
foglio
con
un
elenco
di
parole
in
ordine
alfabetico
,
qualche
annotazione
tra
parentesi
e
un
titolo
:
“
Words
we
don’
t
say
”
.
[3]
Erano
35
parole
e
modi
di
dire
che
Andersen
non
voleva
mai
vedere
pubblicati
sul
suo
giornale
.
[4]
Molte
erano
espressioni
familiari
:
per
esempio
hubby
,
maritino
,
un’
abbreviazione
di
husband
.
[5]
O
flicks
invece
di
movie
,
più
o
meno
il
nostro
cine
invece
di
cinema
.
[6]
C’
erano
locuzioni
diffuse
ma
un
po’
vaghe
,
come
New
York’
s
finest
,
il
meglio
di
New
York
.
[7]
E
parole
straniere
,
come
fin
de
siecle
.
[8]
Anche
la
nostra
redazione
ha
le
sue
parole
proibite
:
iniziare
,
agiato
,
fuoriuscire
,
giungere
,
giustiziare
,
media
(
mezzi
d’
informazione
)
,
membro
(
appartenente
a
un
gruppo
)
sono
solo
alcune
.
[9]
L’
ultima
parola
della
lista
di
Andersen
era
Zeitgeist
,
“
spirito
dei
tempi
”
in
tedesco
.
[10]
Google
l’
ha
scelta
per
il
suo
Google
Zeitgeist
,
la
classifica
delle
parole
più
cercate
su
internet
.
[11]
E
due
anni
fa
stava
per
diventare
il
nome
di
una
sezione
di
Internazionale
.
[12]
Ma
alla
fine
abbiamo
scelto
Pop
.
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