Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Diversi lettori, dopo aver letto nel numero 923 che certe parole non sono ammesse su Internazionale, vogliono conoscere “l’elenco completo delle parole proibite”. L’elenco non c’è. Ma forse è importante sapere che le parole proibite non sono tutte uguali. Alcune le evitiamo per il loro contenuto semantico: “giustiziare” lascia intendere che eseguire una condanna a morte equivale a fare giustizia, e questo non ci piace.
Altre sono bandite per motivi stilistici: su Internazionale non leggerete mai che Berlusconi è un “magnate dei media”, perché “magnate” è una parola antiquata e “media” è una parola straniera, che per di più si scrive come una parola italiana. Inoltre “magnate” e “media” fanno coppia fissa in una locuzione oscura e abusata.
Anche privilegiare le parole brevi rispetto a quelle lunghe è una scelta stilistica, o usare una parola invece di due quando si può. Poi ci sono le nostre fissazioni, pure idiosincrasie: “cominciare” e non “iniziare”, “diventare” e non “divenire”, “aumentare” e non “accrescere”. Parole un tempo proibite sono state riammesse (mai “sdoganate”, per carità), come “gente” invece di “persone”.
Altre fanno capolino quando proprio non se ne può fare a meno, come “iniziare” a pagina 81 dello scorso numero, per evitare una ripetizione.
Text view