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Il titolo polivalente

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 08 settembre 2011


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Ma si può dire?, No, è sbagliato!, C’è qualcosa che non mi suona....
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Come ogni mercoledì la copertina di Internazionale stampata a colori su un foglio A4 passa di mano in mano tra i redattori e i grafici.
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Il numero in uscita, il 911, ha un titolo che fa discutere: L’estate che l’Europa bruciò.
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Alcuni pensano che il che sia troppo poco ortodosso per stare in copertina: non si dice l’estate che, ma l’estate in cui.
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Sarà, replicano altri, ma di questi che disinvolti e buoni per tutte le stagioni è pieno il mondo.
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È difficile immaginare il giorno che spariranno.
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Sono una di quelle cose che ci devi fare i conti, se non vuoi essere pedante.
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Li mettono in copertina editori che non te l’aspetti, come in La notte che bruciammo Chrome di William Gibson, pubblicato da Mondadori.
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Li mette nelle canzoni il cantante che invece te l’aspetti: il ragazzo fortunato perché non c’è niente che ha bisogno.
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Qualcuno in redazione insiste: È un pronome o una congiunzione?.
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Silenzio.
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Arriva il copy editor con un librone: È un che’ polivalente, lo dice la grammatica!.
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Come se per fare un buon titolo bastasse la grammatica.
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A riguardarla oggi quella copertina ci convince ancora.
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Funziona benissimo e non importa se è un po’ stonata.
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Come una canzone di Jovanotti.
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