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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
“Flétri„ in rima con “Alighierí„
Language column
Come stiamo a lingua
Author
Leo Pestelli
Date
31
luglio
1954
more header data
[1]
Il
che
,
diceva
Carducci
,
pur
devotissimo
a
Victor
Hugo
,
pare
un
«
chicchirichí
»
-
Varia
indole
dei
linguaggi
e
loro
capacità
di
estendere
i
significati
dei
vocaboli
-
Traduzione
dei
cognomi
:
il
carducciano
«
Demulen
»
e
i
francesi
«
Pétrarque
»
,
«
Machiavel
»
,
«
Guichardin
»
[2]
Nella
chiesa
di
S
.
[3]
Maria
Maggiore
in
Firenze
,
leggesi
la
bella
lapide
trecentesca
:
«
Qui
diace
Salvino
di
Armato
degli
Armati
di
Firenze
inventor
degli
occhiali
.
Dio
gli
perdoni
le
peccata
»
.
[4]
Questo
,
e
il
verso
di
Dante
«
Vecchia
fama
nel
mondo
li
chiama
orbi
»
,
diè
vanto
,
presso
alcuni
,
ai
Fiorentini
,
d´
aver
trovato
l´
utilissimo
strumento
;
che
già
Francesco
Redi
e
poi
Isidoro
del
Lungo
attribuirono
invece
,
con
più
ragione
,
al
frate
pisano
Alessandro
della
Spina
,
e
l´
Albertotti
,
con
più
ragione
ancora
,
a
ignoto
veneziano
del
Duecento
.
[5]
Comunque
sia
,
è
certo
che
l´
invenzione
degli
occhiali
(
di
cui
Ruggero
Bacone
può
essere
tutt´
al
più
considerato
il
precursore
)
fu
fatta
in
Italia
,
e
che
tra
i
più
illustri
che
per
primi
se
ne
giovassero
fu
il
Petrarca
degli
anni
maturi
.
[6]
Ora
chi
direbbe
che
proprio
l´
ottica
,
gloria
nazionale
,
è
un
punto
debole
della
nostra
lingua
?
che
serve
d´
esempio
a
quanti
le
vogliono
mettere
innanzi
,
per
ricchezza
di
vocaboli
,
la
lingua
francese
?
[7]
E´
un
fatto
che
coloro
che
ci
vedono
poco
sono
meglio
serviti
di
là
che
di
qua
dal
Cenisio
.
[8]
Chi
parla
italianamente
chiama
lenti
tanto
quelle
che
si
fermano
sul
naso
(
in
francese
,
pince-nez
)
quanto
quelle
che
si
avvicinano
con
le
mani
agli
occhi
(
lorgnon
)
;
mentre
ancora
lente
dicesi
quella
che
si
ferma
tra
il
sopracciglio
e
lo
zigomo
,
e
occhiali
finalmente
,
quelli
forniti
di
suste
,
che
,
passando
sopra
le
orecchie
,
servono
a
tenerli
fissi
dinanzi
agli
occhi
.
[9]
Se
ne
raccoglie
che
dove
i
Francesi
hanno
tre
termini
assai
distinti
e
particolari
quelle
lunette
,
prince-nez
e
lorgnon
,
noi
abbiamo
i
soli
occhiali
e
lenti
,
l´
uno
appropriato
a
un
solo
strumento
,
l´
altro
a
tre
strumenti
diversi
tra
loro
;
e
che
a
non
vedere
la
cosa
,
chi
ci
dicesse
che
il
tale
guardava
con
le
lenti
,
non
capiremmo
se
guardava
con
le
lenti
fisse
sul
naso
(
col
prince-nez
)
,
oppure
con
le
lenti
a
mano
(
col
lorgnon
)
.
[10]
Sta
bene
che
da
taluni
quest´
ultime
si
dicono
occhialetti
,
e
che
per
la
lente
da
incastrare
nell´
orbita
dell´
occhio
,
sono
stati
trovati
i
neologismi
caramella
e
monocolo
;
ma
sono
impiastri
che
piuttosto
coprono
che
non
guariscano
la
piaga
e
ad
ogni
modo
il
rigoroso
della
lingua
li
disdegna
.
[11]
Nè
il
Rigutini
,
chiamato
a
consulto
,
potè
altro
che
dichiarare
:
«
Ogni
lingua
tende
naturalmente
,
condottavi
dalle
ragioni
logiche
del
pensiero
,
ad
estendere
i
significati
dei
suoi
vocaboli
;
ma
la
lingua
nostra
sembra
farlo
a
preferenza
di
qualunque
altra
;
onde
non
poche
voci
gravide
di
moltissimi
significati
»
.
[12]
Tali
,
che
stancano
la
levatrice
,
sono
appunto
lente
di
cui
abbiamo
visto
l´
estensione
,
ferro
,
che
va
dall´
armeria
ai
lavori
di
maglia
,
e
per
tacere
di
moltissime
altre
,
fanciulla
,
che
se
nell´
uso
moderno
va
castigatamente
ristretta
,
presso
gli
scrittori
dei
buoni
secoli
aveva
moltissimi
e
spesso
opposti
significati
,
compreso
quello
di
balia
lattante
che
le
dà
nella
sua
cronaca
,
Donato
Velluti
.
[13]
Onde
il
motto
di
quell´
inglese
,
che
dopo
esser
dimorato
qualche
tempo
in
Toscana
,
mandava
a
dire
ai
suoi
,
che
imparate
le
tre
parole
cosa
,
coso
e
cosare
,
s´
era
belle
imparata
tutta
la
lingua
di
Dante
.
[14]
Sconfitti
sul
fronte
degli
occhiali
ci
possiamo
rifare
con
alcune
belle
voci
nostrane
che
non
hanno
corrispondente
nel
francese
(
ad
esempio
il
bellissimo
disinvolto
)
,
e
anche
rammentandoci
della
vitaccia
,
che
a
differenza
del
nostro
amare
,
i
francesi
fanno
fare
al
loro
aimer
,
esteso
agli
oggetti
più
disparati
.
[15]
Del
resto
la
questione
della
superiorità
d´
una
lingua
su
un´
altra
non
ha
sovente
altro
fondo
che
la
boria
nazionalistica
.
[16]
Vecchio
vizio
nostro
,
anche
nelle
cose
linguistiche
,
è
di
abbassarci
troppo
;
l´
opposto
fanno
i
nostri
vicini
.
[17]
Di
avere
scritto
,
per
maggior
evidenza
di
rima
,
Demulen
,
nella
lirica
Avanti
!
[18]
Avanti
!
,
il
Carducci
sentì
il
bisogno
di
lungamente
giustificarsi
col
critico
della
«
Revue
des
deux
mondes
»
Luigi
Étienne
,
il
quale
aveva
osservato
:
«
On
sourit
quan´
on
voit
Camille
Desmoulins
devenu
Demulèn
»
.
[19]
E
Giosue
,
rispetto
ma
fermo
:
«
Sorridere
?
e
perchè
?
.
.
.
Noi
italiani
leggiamo
i
nomi
del
Petrarca
,
del
Machiavelli
e
del
Giuicciardini
divenuti
nella
prosa
francese
Pétrarque
,
Machiavel
,
Guichardin
,
e
non
sorridiamo
.
Non
sorridiamo
nè
meno
quando
,
avvenendoci
nei
versi
d´
un
grande
poeta
al
nome
dell´
Alighieri
fatto
rimare
con
flétri
,
ci
tocca
leggerlo
Alighieri
con
tanto
di
accento
acuto
che
pare
un
chicchirichi
»
(
v
.
Hugo
,
Chàtiments
,
I
.
IX
)
.
[20]
Non
si
sa
se
ci
fu
risposta
.
[21]
Vero
è
che
or
sono
poche
settimane
,
discorrendo
nel
Figaro
Littéraire
a
proposito
delle
forme
Michel-Ange
e
Mikel
-Angelo
,
Charles
Bruneau
tacciava
quest´
ultima
di
«
infamant
»
per
la
buona
ragione
che
«
il
pittore
universalmente
conosciuto
verrebbe
allora
a
essere
considerato
come
un
qualunque
pittore
italiano
»
.
[22]
E
meglio
si
spiegava
mandando
questo
razzo
:
«
Ce
fut
e
c´
est
encore
une
gloire
,
pour
un
étranger
,
de
posséder
un
nom
français
»
.
[23]
Leo
Pestelli
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