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Non «in disordine» ma «disordinate» le vesti - La poesia nascosta - Gli scherzi di un serpentello
L´etimologia ficca gli occhi nella parola: donde vieni? chi fur li maggior tui? Quella di buon carattere gli risponde; ma ce ne sono che l´etimologia non la vogliono sputare, o ne mettono fuori di false e contraddittorie. Per questo lo studio degli ètimi, ossia delle origini delle parole, è insieme tanto arduo e dilettevole; seminato di trabocchetti, ma anche fecondo di belle conseguenze, come quello, per dirla col Tommaseo, «che ci aiuta a conoscere la sapienza e la poesia nascosta nelle radici e nelle desinenze, a cercare nelle lingue i monumenti delle consuetudini antiche e delle credenze».
E´ uscito in questo giorni, coi tipi del Ceschina, un Dizionario etimologico italiano, di Dante Olivieri, che mentre conforta gli studiosi di un nuovo, utilissimo strumento di lavoro, introduce i profani, come non si potrebbe più piacevolmente, nell´arte di arrampicarsi sugli alberi genealogici delle parole. La novità di questo Dizionario è d´essere concordato coi dialetti, le lingue straniere e la topo-onomastica.
«La lunga esperienza da me fatta nell´insegnamento – scrive l´Olivieri che insegna dialettologia italiana nell´Università di Milano – mi ha persuaso che la ricerca dell´origine delle parole, fra le persone colte in generale, riesce tanto più interessante e gradita, quanto meno è minuziosa, e quanto più aiuta a superare direi di un balzo, distanze anche assai grandi di tempo e di spazio, per abbracciare con un solo sguardo un vasto complesso di fatti e di casi. Limitarsi di volta in volta a perseguire le sorti di una sola parola, appaga solo parzialmente lo spirito dei non specialisti, che vuol essere condotto a ricercare con particolare interesse che cosa vi sia di comune fra i nostri linguaggi: cioè quali siano da un lato le tracce che vi rimangono del fondo indeuropeo, e dall´altro quanto profonde siano le impronte lasciate così dall´unificazione romana, come, più tardi, dalle lingue dei popoli invasori, o dagli scambi culturali seguiti nelle età a noi più vicine».
Un esempio tolto a caso chiarirà meglio il metodo seguito dall´autore. Gobbo: latino volgare gubbus, una delle varianti dell´aggettivo gibbus (o gibber), forse con influsso del greco kyphós «curvo in avanti»; donde forse il sinonimo veneto gufo; affine al sanscrito Kubjah, tedesco höcker, inglese hunch. Dal latino gibbus, il latinismo dantesco gibbo «gobba»; e da gibbosus l´italiano letterario gibboso, col derivato gibbosità; ed il verbo siciliano aggibbare. Una forma gimbus va presupposta per il napoletano gimme; come un giumbus per il cerign, ciumme; da un incontro del latino gibber con un gumbus si spiega l´italiano gomberuto. Cognomi da gobbo: Gobbi, Gobbetti, Gobbato… Ecco un gobbo spremuto a dovere.
Il lettore G.B., di Ivrea vorrebbe qualche consiglio circa la collaborazione delle parole nel discorso. Ma come si fa? Questa è materia d´arte, e non s´insegna. Umana cosa è avere compassione degli affitti. Mutate l´ordine quanto potete e avrete in ogni caso guastato questo celebre attacco del Decamerone. Tutt´al più si possono dare avvertenze spicciole, come quella di anticipare il concetto che più importa, l´idea che più cuoce; da cui le così dette locuzioni prepòstere: del nostro pane non mangerà egli oggi; dalle corna in fuori, le perdonò tutto.
IN DISORDINE. E´ maniera oggi molto in uso ma non è sempre adoperata con proprietà. Come avverbio, per disordinatamente, confusamente (fuggire in disordine), sta, e ha esempi in scrittori illustri. Ma usata, come i più fanno, in senso aggiuntivo (capelli, carte in disordine) o predicativo (essere, trovarsi in disordine), è maniera fieramente ripresa dai puristi ai quali puzza del francese en désordre. Fugge dunque, alla vista del marito, l´adultera: fugge in disordine, con le vesti disordinate.
Per i bambini.
Scherzi dell´S, questo serpentello, davanti alle parole. Rinforza: scancellare. Nega: scolorire. Interrompe: smettere. Specifica il verbo: sbattere, sfuggire. Cambia il senso: spaventare (paventare). Aggiunge un senso figurato: scongiurare (congiurare). Indica il degenerare: sfuggire, sparlare. Muta il senso in bene: scarcerare. Dà ampiezza: sbandare, sbucciare. Intensifica: sfoggiare, scamiciarsi. E tanti altri ne combina, che ci manca lo spazio.
Leo Pestelli
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