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Un cancelliere innamorato - Crudeli e vane persecuzioni - Una questione trascurata dalle grammatiche: si dice «L´ho vista» oppure «L´ho visto» parlando con un uomo? - Odio per la punteggiatura interna
Se per una specie di miracolo, tutti a un tratto ci mettessimo a parlare e a scrivere secondo grammatica, vedreste musi lunghi dei pedanti; i quali essendo al mondo per il piacere di mordere chi sbaglia, non ci saprebbero più che cosa fare. Perciò il vero pedante, a non `rovinarsi la piazza´, non spezza mai per intiero il pane della propria scienza, e come il maestro di ballo del proverbio, serba sempre un passetto per sé. Intendiamo quelle quisquiglie di lingua, che secondo uno dei significati figurati di questa parola, d´origine latina (quisquiliae, foglie e stecchi che cadono dagli alberi, quindi spazzatura, immondizia), sono pesciolini tanto piccoli che possono scappare dalle reti più fitte: questioncelle accanto a cui anche i più avveduti passano senz´accorgersene.
Un nostro lettore e innamorato della lingua, il cancelliere di Tribunale C. A., ha sottratto alla gelosia dei pedanti una di codeste minuzie, e per zelo del pubblico bene ci si va per tal modo affaticando, consultando tutto il consultabile, che di certo non è oggi in Italia chi sull´argomento la sappia più lunga di lui; degno che la patria grammaticale ne serbi ricordo non meno che di quell´altro dilettante (vedi nota apparsa il 31 d´ottobre del 1953) che da lunghi anni ha consacrato gli ozii allo studio delle particelle tra e fra.
Si tratta questa volta d´una sottoquestione di quella concernente la concordanza del famoso pronome cosidetto di cortesia (l´ella e più comunemente il lei che o per riguardo o per distacco s´usa rivolgere all´interlocutore, sia uomo sia donna) col predicato; famoso per le crudeli quanto vane persecuzioni ch´ebbe a patire sotto il fascismo. Si trova nelle vecchie grammatiche che con Ella, Lei e coi titoli Signoria, Maestà, l´aggettivo si pone regolarmente in genere femminile, tanto se si parli a uomo quanto a donna: Ella è troppo buona; Vostra Maestà è misericordiosa, lasciando al senso di dichiarare il sesso; ma che nondimeno, in grazia della figura detta sillessi, è pur consentito, quando sia maschile la persona a cui ci rivolgiamo col pronome femminile, far maschile anche l´aggettivo: Ella, così virtuoso, saprà perdonarmi: Vossingoria è malato, ecc. Il qual spiraglio così lasciato dalla sillessi, le moderne grammatiche allargano a tal segno che «l´accordo del predicato – vi si legge – è fatto secondo il genere della persona» onde: Lei signor professore, è buono; Lei, signora direttrice, è buona; e tutti lesti.
Ma il nostro lettore, internandosi invece nella questione, s´è proposto il caso, comunissimo nella conversazione, in cui in luogo del pronome sia una particella pronominale. Si dovrà allora dire, parlando con un uomo, L´ho vista, L´ho sentita, oppure L´ho visto, L´ho sentito? Mi dicono di averLa vista, mi dicono di averLo visto? La prima forma, col femminile, gli sa d´affettato; la seconda, col maschile, gli suona sciatta; e una terza forma mista, cioè anch´essa suffragata dalla sillessi, Mi dicono di averLa visto, sembra vietata dalla regola (vedi Trabalza e Allodoli, La grammatica degli Italiani) secondo cui «l´accordo del participio passato è obbligatorio quando l´oggetto è espresso, pleonasticamente o no, dal pronome dimostrativo lo, la ecc.» Resta che delle maggiori grammatiche nessuna tratta esplicitamente il punto in questione; sicché noi auguriamo al lettore C. A. buon lavoro e non troppi tormenti.
Ma c´è un´altra e minor questione, alla quale guardando il pedante malignamente tace e gode, tenendo in cuor suo il conto, per la verità altissimo, di quelli che ci vanno a sbattere: quella della collocazione dei segni d´interpunzione nel discorso diretto.
Si prenda questa battuta dei Promessi Sposi: «Sì,» disse Lucia: «ma come…?» Datela a riscrivere a un consesso di pur buoni scrittori, e almeno otto volte su dieci, essa vi ritornerà così: «Sì», disse Lucia: «ma come…»? E se pur saranno alcuni che metteranno il punto interrogativo prima delle virgolette, chiuse queste, non sentendosi sicuri, aggiungeranno un punto fermo: «…ma come…?».
Vero è che quanto alla trasgressione della regola secondo cui i segni d´interpunzione, nel discorso diretto, devono sempre precedere e non mai seguire le virgolette o lineette (trasgressioni di cui oggi sono esempi infiniti per giornali riviste e libri), non è facile sceverare la colpa dello scrivente da quello dello stampatore; il quale generalmente ha in odio la punteggiatura interna, e molte cose sopporta ma non che due virgolette si diano le spalle senza avere in mezzo un punto o un trattino:» «. Ma tocca al primo vigilare efficacemente affinché la sua volontà, che fu anche quella di tutti i Classici, sia fatta, e che, nonché la virgola e il punto, ma anche i due punti e il punto e virgola non escano mai dai loro cancelli. Così, facendosi pedante (ma alla stessa maniera in cui su questo particolare furono l´Ariosto e il Manzoni), egli toglierà ai pedanti un´altra occasione di gioire malignamente delle disgrazie degli altri.
Leo Pestelli
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