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I piaceri del pedante

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 28 settembre 1954


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Un cancelliere innamorato - Crudeli e vane persecuzioni - Una questione trascurata dalle grammatiche: si dice «ho vista» oppure «ho visto» parlando con un uomo? - Odio per la punteggiatura interna

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Se per una specie di miracolo, tutti a un tratto ci mettessimo a parlare e a scrivere secondo grammatica, vedreste musi lunghi dei pedanti; i quali essendo al mondo per il piacere di mordere chi sbaglia, non ci saprebbero più che cosa fare. Perciò il vero pedante, a non `rovinarsi la piazza´, non spezza mai per intiero il pane della propria scienza, e come il maestro di ballo del proverbio, serba sempre un passetto per . Intendiamo quelle quisquiglie di lingua, che secondo uno dei significati figurati di questa parola, origine latina (quisquiliae, foglie e stecchi che cadono dagli alberi, quindi spazzatura, immondizia), sono pesciolini tanto piccoli che possono scappare dalle reti più fitte: questioncelle accanto a cui anche i più avveduti passano senz´accorgersene.

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Un nostro lettore e innamorato della lingua, il cancelliere di Tribunale C. A., ha sottratto alla gelosia dei pedanti una di codeste minuzie, e per zelo del pubblico bene ci si va per tal modo affaticando, consultando tutto il consultabile, che di certo non è oggi in Italia chi sull´argomento la sappia più lunga di lui; degno che la patria grammaticale ne serbi ricordo non meno che di quell´altro dilettante (vedi nota apparsa il 31 ottobre del 1953) che da lunghi anni ha consacrato gli ozii allo studio delle particelle tra e fra.

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Si tratta questa volta una sottoquestione di quella concernente la concordanza del famoso pronome cosidetto di cortesia (ella e più comunemente il lei che o per riguardo o per distacco usa rivolgere all´interlocutore, sia uomo sia donna) col predicato; famoso per le crudeli quanto vane persecuzioni ch´ebbe a patire sotto il fascismo. Si trova nelle vecchie grammatiche che con Ella, Lei e coi titoli Signoria, Maestà, aggettivo si pone regolarmente in genere femminile, tanto se si parli a uomo quanto a donna: Ella è troppo buona; Vostra Maestà è misericordiosa, lasciando al senso di dichiarare il sesso; ma che nondimeno, in grazia della figura detta sillessi, è pur consentito, quando sia maschile la persona a cui ci rivolgiamo col pronome femminile, far maschile anche aggettivo: Ella, così virtuoso, saprà perdonarmi: Vossingoria è malato, ecc. Il qual spiraglio così lasciato dalla sillessi, le moderne grammatiche allargano a tal segno che «accordo del predicato vi si legge è fatto secondo il genere della persona» onde: Lei signor professore, è buono; Lei, signora direttrice, è buona; e tutti lesti.

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Ma il nostro lettore, internandosi invece nella questione, è proposto il caso, comunissimo nella conversazione, in cui in luogo del pronome sia una particella pronominale. Si dovrà allora dire, parlando con un uomo, ho vista, ho sentita, oppure ho visto, ho sentito? Mi dicono di averLa vista, mi dicono di averLo visto? La prima forma, col femminile, gli sa affettato; la seconda, col maschile, gli suona sciatta; e una terza forma mista, cioè anch´essa suffragata dalla sillessi, Mi dicono di averLa visto, sembra vietata dalla regola (vedi Trabalza e Allodoli, La grammatica degli Italiani) secondo cui «accordo del participio passato è obbligatorio quando oggetto è espresso, pleonasticamente o no, dal pronome dimostrativo lo, la ecc.» Resta che delle maggiori grammatiche nessuna tratta esplicitamente il punto in questione; sicché noi auguriamo al lettore C. A. buon lavoro e non troppi tormenti.

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Ma c´è un´altra e minor questione, alla quale guardando il pedante malignamente tace e gode, tenendo in cuor suo il conto, per la verità altissimo, di quelli che ci vanno a sbattere: quella della collocazione dei segni interpunzione nel discorso diretto.

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Si prenda questa battuta dei Promessi Sposi: «,» disse Lucia: «ma come?» Datela a riscrivere a un consesso di pur buoni scrittori, e almeno otto volte su dieci, essa vi ritornerà così: «», disse Lucia: «ma come»? E se pur saranno alcuni che metteranno il punto interrogativo prima delle virgolette, chiuse queste, non sentendosi sicuri, aggiungeranno un punto fermo: «ma come?».

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Vero è che quanto alla trasgressione della regola secondo cui i segni interpunzione, nel discorso diretto, devono sempre precedere e non mai seguire le virgolette o lineette (trasgressioni di cui oggi sono esempi infiniti per giornali riviste e libri), non è facile sceverare la colpa dello scrivente da quello dello stampatore; il quale generalmente ha in odio la punteggiatura interna, e molte cose sopporta ma non che due virgolette si diano le spalle senza avere in mezzo un punto o un trattino:» «. Ma tocca al primo vigilare efficacemente affinché la sua volontà, che fu anche quella di tutti i Classici, sia fatta, e che, nonché la virgola e il punto, ma anche i due punti e il punto e virgola non escano mai dai loro cancelli. Così, facendosi pedante (ma alla stessa maniera in cui su questo particolare furono Ariosto e il Manzoni), egli toglierà ai pedanti un´altra occasione di gioire malignamente delle disgrazie degli altri.

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Leo Pestelli


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