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Quello che deve sapere la fidanzata per bene

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 26 settembre 1953


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Cocitura e cottura, guanciale e cuscino: e abballinare il letto Soavità dei diminutivi - Una beatina non è una bigotta - Il filologo e gli amori delle bellocce - Una trasmissione piuttosto lunghetta

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Per conoscere se la fidanzata sia linguisticamente in ordine, vediamola nel salotto di ricevimento: se essa serva di , di biscotti, di zucchero uno (la forma corretta), o se invece serva il , i biscotti ecc. a uno (la forma barbara); e in questo caso, che cosa facciano i genitori. Vediamola nella cucina: se distingua la cocitura (il tempo e atto di cuocersi e del cuocere) dalla cottura (il grado, la qualità della cocitura), per modo le sia chiaro che la prima essendo operazione per arrivare alla seconda, dopo dieci minuti di cocitura gli spaghetti sono a cottura. Vediamola nella camera da letto: se ci distingua il guanciale (quello propriamente del letto) dal più generico cuscino; se non dica pensi: letto a due piazze, ma per due; se inferma, italianamente ci stia, e non già lo guardi e tanto meno lo tenga; se per quanto agitata, non cada mai nella ruelle dei francesi, ma semmai nella stretta o fra letto e muro. sarà male darle una tastata intorno alla bella voce abballinare oggi purtroppo disusata: che è un modo radicale di rifare il letto, avvolgendone cioè le materasse a modo di balla. Ma soprattutto si vorrà avere attenzione al suo modo di regolarsi coi diminutivi, questo gran paragone della lingua.

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I diminutivi e in genere i nomi alterati sono un privilegio della lingua italiana, che mediante essi può far palla, in una sola parola, di parecchie idee. Ma noi moderni li abbiamo resi così in uggia che non è quasi nessuno che non preferisca dire una grossa tazza anzi che una tazzona; e più degli altri gli scrittori toscani si guardano ormai dai nomi alterati (per i quali hanno un genio) come un marchio di leziosaggine. Oltre all´amore della semplicità, proseguito sin dentro i confini dello squallore, ci muove un senso di riguardo verso le altre lingue che quel previlegio non hanno e per alterare i nomi devono ricorrere ad aggiunti o prefissi; sembrandoci contrario al nostro ideale d´«internazionalizzazione» della lingua, superare quelle in qualche pur piccola cosa.

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Non avrebbe invece potuto amarli di più il Tommaseo, come «quelli che attestano la pieghevolezza e la soavità della lingua, e quella ricchezza che vorrei dire morale, cioè accomodata ai delicati bisogni del sentimento». E se si opponesse abbondanza dei diminutivi «essere indizio di piccolezza, noi celiando diremmo ch´è di grandezza, perchè le cose piccole non discerne, se non chi è più grande di loro».

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Verissimo; e anche nell´amore, dove per solito si sprecano, essi tirano spesso al grande: non si vedono donne a forza di diminutivi arrivare a farsi un magnifico stato?

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Certo vanno usati con discrezione e a proposito; si direbbe che la Tetralogia di Wagner è carina o il Mosé di Michelangelo un gioiellino; ma volendo designare una giovane devota alle pratiche del culto ma non bigotta, in cui il sentimento religioso sia gentilezza, ha ragione il De Amicis, che cosa meglio di beatina? Spesso il diminutivo, accrescitivo e il peggiorativo, stanno insieme nella stessa parola, una facendo da martinicca all´altro: vivacchiare, fratacchione, librettucciaccio; o il peggiorativo è attenuato e quasi ingentilito, come donnaccina e animacciona, che veramente dipingono. Giornataccia, momentaccio, ingegnaccio sono rimasti; ma giornaccio (uno di questi giornacci lo faranno cavaliere! Come dire: una croce sprecata) è caduto; e così buiccio e pauriccia sono morti col Lasca. La lingua , e noi non prendiamo.

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Quasi ogni parola italiana ne genera altre della stessa radice, che come una famiglia di acrobati si dispongono in piramide con la più piccina in punta. Febbre, febbretta, febbricella, febbruccia, febbriciattola, febbrina, e quando tutto sembrerebbe finito, febbrettolina. Divano, divanino, divanuccio, divanetto e, hop !, divanoletto. Bella, bellina, belluccia, belloccia, bellona, e ce ne starebbe ancora. Ma il più meraviglioso è che tutte queste alterazioni intacchino, sia pur di poco, il significato. Bellona, per esempio, è bellezza un po´ volgare che tiene del tondo; belloccia indica il fresco, il pieno, il giovereccio; bellina, eleganza, la grazia, la venustà. Un filologo che se ne intendeva più che non paresse, ci assicura che «gli eccitati dalle bellocce sogliono essere amori più forti e meno trattabili degli amori che ispirano le belline». Belloccio può essere anche uomo, e per esserlo gli ci vuole meno che alla donna, basta che stia tra il bello e il brutto. In compenso la donna può durare belloccia più tempo (anche dopo i quaranta) del suo compagno, a cui la giovinezza e il belloccio sfioriscono a un punto.

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Curioso è che proprio nei diminutivi il femminile sia disgraziato. Non solo stanzino è più piccolo di stanzina, scarpino di scarpina, taschino di taschina; ma donnino è più vezzoso di donnina, cenino più galante di cenina, casino (da caccia o da gioco) più divertente di casina. E mancano i femminili di casotto, cuffiotto e sportello. Ingiusta è anche la regola che fa uscire gli accrescitivi sostantivi femminili in one anzichè in ona: portone, spadone, coltrone; salvo quei molti casi dove cada equivoco: fanciullone e fanciullona, avarone e avarona, foglione e fogliona, testone e testona. Ma l´ingiustizia rimane, e ferocemente il Dossi: «al dispensino stava un biondone» (per grossa cassiera bionda).

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Ma lasciando queste ghiottonerie, un lettore senza vocabolario domanda che cosa sia egida, che sente tanto dire. nientemeno che il nome dello scudo di Giove e di Minerva, e si può usare figuratamente, ma col riguardo dovuto a tanto oggetto, a significare cosa che serva moralmente di difesa: p. es., sotto egida della coscienza. Oggi questa voce è purtroppo diventata quasi un sinonimo di grondaia, e persino i cani campano sotto egida della società protettrice degli animali.

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Un altro domanda perchè infrangibile vuol dire che non si può infrangere, mentre infiammabile, che ha pure in, vuol dire che si può infiammare. Perchè un medesimo prefisso può avere efficacia diversa. Il primo in è negativo, il secondo intensivo. E perchè si accenta differentemente piròscafo e motoscàfo. Perchè uso ha stabilito così. Finalmente un terzo lettore ci segnala la locuzione in uso alla radio: «trasmettiamo le previsioni del tempi sull´Italia fino alle 13 di domani». Anche il Davanzati era per gli scorci e le elissi, ma le faceva un po´ meglio. Interpretato ad litteram quell´annuncio minaccia una trasmissione piuttosto lunghetta. Non era una zeppa, no, aggettivo valevoli; e sarà bene rimettercelo: « le trasmissioni del tempo sull´Italia valevoli sino alle 13 di domani».

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Leo Pestelli


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