Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Molti sensi del verbo “sparare„ - Sparare una camicia, farci lo sparo sul davanti, o “sparato„ - Quando una moglie ubbidisce “al„ marito, e quando “lo„ ubbidisce
La lingua è spesso argomento di scommesse; un Totolingua è da sempre. Il lettore torinese G.B. ci chiama arbitri in una disputa da lui sostenuta con amici circa il verbo Sparare; se sia più giusto usarlo col dativo o coll´accusativo: sparare al gorilla o sparare il gorilla. Prima di rispondere, ci sia permessa una piccola digressione.
Il verbo Sparare è una di quelle voci che l´Uso brunisce, sino a logorarle, in un´unica accezione; lasciando che le altre vadano in ruggine. Oggi è quasi soltanto adoperato parlandosi d´armi da fuoco, nel senso di Scaricarle; ma nella nostra lingua c´era da prima di quella maledetta invenzione, e valeva attivamente, dal greco sparàsso, tendere la pancia per cavarne gli interiori. «Fu morto e sparato e sbarrato come un porco» scrive Giovanni Villani; ma un più fiero esempio, che veramente inchioda questo antico senso di sparare, trovasi nel volgarizzamento trecentesco delle Sentenze morali di Seneca e altri filosofi antichi: «Nerone sparò la madre per vedere dov´egli era stato». Di qui il modo famigliare Spararsi per alcuno, per Impegnarsi anche a costo della vita a pro d´alcuno, e Sparare una camicia, farci lo sparo sul davanti, o Sparato. Dopo l´avvento delle armi, questo aureo Sparare che vuole sempre il quarto caso, non potrebbe più essere adoperato senza equivoco; e non ci sarebbe oggi bella donna, che a sentirsi dire: Mi sparerei per voi, non corresse con la mente lusingata alla prosaica rivoltella. Ma per la ragione inversa, sarebbe equivoco anche l´uso di Sparare, nel senso moderno, coll´accusativo (sparare un gorilla), onde rispondendo al lettore, che ha ristretto la questione alle armi da fuoco, gli consigliamo sempre e soltanto il terzo caso, sparare al…
Altre accezioni aveva questo verbo, che non meno di Orlando paladino ha ragione di detestare la balistica: Sparare, per Disimparare, contrario di Imparare; e Sparare, per levare i paramenti, contrario di Parare. Passi sparare la chiesa; ma chi dicesse oggi: il parroco si è sparato in sagrestia, farebbe correre i cronisti.
Ma pace a questo verbo che la civiltà dei fumetti ha intirizzito in un unico significato esplosivo; e veniamo a qualche altro, di cui può essere ugualmente dubbio se reggono questo o quel caso. Somigliare, è per taluni articolo di fede che voglia sempre il dativo: somigliare a…; può invece stare anche col quarto caso e se ne hanno fior di esempii: Lo somiglia al viso; Il ramo somiglia il tronco; Quell´uomo somiglia un B. Così è di Perdonare, che quando non si accenni l´oggetto del perdono, può elegantemente reggere il quarto caso: Quel disgraziato, Dio lo perdoni. E benchè pochi usino ormai questo costrutto, Persuadere a qualcuno una cosa, è più classico che Persuadere, alcuno di una cosa.
Finalmente Obbedire, o più popolarmente Ubbidire, può essere ugualmente usato col terzo e col quarto caso, ma non senza una leggera differenza di significato che il fine linguista non manca di avvertire e di osservare. Ubbidire a qualcuno, col dativo, denota un´obbedienza occasionale e relativa, vale in fondo Ubbidire a qualcuno in qualche cosa; Ubbidire qualcuno, con l´accusativo, una obbedienza continuata e assoluta, una molla perpetua, un abito.
Di certo fortunato è il marito il quale ha moglie che gli ubbidisce: ci par di vederlo mentre dà ordini e la donna fa; ma incomparabilmente più felice, simile a un dio, è l´uomo la cui moglie lo ubbidisce: egli non ha bisogno di muovere neppure il mignolo, molleggia in uno stato.
Leo Pestelli
Text view