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Gli sparo o lo sparo?

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 25 maggio 1955


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Molti sensi del verbo sparare - Sparare una camicia, farci lo sparo sul davanti, o sparato - Quando una moglie ubbidisce al marito, e quando lo ubbidisce
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La lingua è spesso argomento di scommesse; un Totolingua è da sempre.
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Il lettore torinese G.
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B. ci chiama arbitri in una disputa da lui sostenuta con amici circa il verbo Sparare; se sia più giusto usarlo col dativo o coll´accusativo: sparare al gorilla o sparare il gorilla.
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Prima di rispondere, ci sia permessa una piccola digressione.
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Il verbo Sparare è una di quelle voci che Uso brunisce, sino a logorarle, in un´unica accezione; lasciando che le altre vadano in ruggine.
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Oggi è quasi soltanto adoperato parlandosi armi da fuoco, nel senso di Scaricarle; ma nella nostra lingua era da prima di quella maledetta invenzione, e valeva attivamente, dal greco sparàsso, tendere la pancia per cavarne gli interiori.
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«Fu morto e sparato e sbarrato come un porco» scrive Giovanni Villani; ma un più fiero esempio, che veramente inchioda questo antico senso di sparare, trovasi nel volgarizzamento trecentesco delle Sentenze morali di Seneca e altri filosofi antichi: «Nerone sparò la madre per vedere dov´egli era stato».
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Di qui il modo famigliare Spararsi per alcuno, per Impegnarsi anche a costo della vita a pro alcuno, e Sparare una camicia, farci lo sparo sul davanti, o Sparato.
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Dopo avvento delle armi, questo aureo Sparare che vuole sempre il quarto caso, non potrebbe più essere adoperato senza equivoco; e non ci sarebbe oggi bella donna, che a sentirsi dire: Mi sparerei per voi, non corresse con la mente lusingata alla prosaica rivoltella.
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Ma per la ragione inversa, sarebbe equivoco anche uso di Sparare, nel senso moderno, coll´accusativo (sparare un gorilla), onde rispondendo al lettore, che ha ristretto la questione alle armi da fuoco, gli consigliamo sempre e soltanto il terzo caso, sparare al
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Altre accezioni aveva questo verbo, che non meno di Orlando paladino ha ragione di detestare la balistica: Sparare, per Disimparare, contrario di Imparare; e Sparare, per levare i paramenti, contrario di Parare.
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Passi sparare la chiesa; ma chi dicesse oggi: il parroco si è sparato in sagrestia, farebbe correre i cronisti.
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Ma pace a questo verbo che la civiltà dei fumetti ha intirizzito in un unico significato esplosivo; e veniamo a qualche altro, di cui può essere ugualmente dubbio se reggono questo o quel caso.
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Somigliare, è per taluni articolo di fede che voglia sempre il dativo: somigliare a; può invece stare anche col quarto caso e se ne hanno fior di esempii: Lo somiglia al viso; Il ramo somiglia il tronco; Quell´uomo somiglia un B.
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Così è di Perdonare, che quando non si accenni oggetto del perdono, può elegantemente reggere il quarto caso: Quel disgraziato, Dio lo perdoni.
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E benchè pochi usino ormai questo costrutto, Persuadere a qualcuno una cosa, è più classico che Persuadere, alcuno di una cosa.
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Finalmente Obbedire, o più popolarmente Ubbidire, può essere ugualmente usato col terzo e col quarto caso, ma non senza una leggera differenza di significato che il fine linguista non manca di avvertire e di osservare.
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Ubbidire a qualcuno, col dativo, denota un´obbedienza occasionale e relativa, vale in fondo Ubbidire a qualcuno in qualche cosa; Ubbidire qualcuno, con accusativo, una obbedienza continuata e assoluta, una molla perpetua, un abito.
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Di certo fortunato è il marito il quale ha moglie che gli ubbidisce: ci par di vederlo mentre ordini e la donna fa; ma incomparabilmente più felice, simile a un dio, è uomo la cui moglie lo ubbidisce: egli non ha bisogno di muovere neppure il mignolo, molleggia in uno stato.
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Leo Pestelli

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