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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
“Sciolto„ il dubbio del marito qualcosa ci rimane tuttavia
Language column
Come stiamo a lingua
Author
Leo Pestelli
Date
24
ottobre
1953
more header data
[1]
Perplessi
sul
plurale
di
nomi
pur
famigliari
-
Il
filologo
Arlia
e
l´
amico
suo
Fanfani
-
Distinzioni
,
improprietà
,
francesismi
Di
chi
va
sotto
il
tram
,
diciamo
che
«
si
uccide
»
-
Ma
l´
ha
fatto
apposta
,
il
poveraccio
?
[2]
-
Attenti
,
dunque
,
a
come
si
parla
.
[3]
Se
la
grammatica
ci
fosse
di
casa
,
non
diciamo
come
il
catechismo
,
ma
soltanto
come
il
settimanale
illustrato
,
non
avverrebbe
che
l´
uscita
al
plurale
di
certi
nomi
pur
familiarissimi
,
ci
tenesse
così
perplessi
da
doverne
interrogare
il
primo
che
passa
,
o
peggio
,
una
cattedra
come
questa
nostra
.
[4]
E
ancora
questi
scrupolosi
sono
un
piccolo
numero
rispetto
ai
moltissimi
che
ignari
del
problema
lo
risolvono
pazzamente
da
sè
.
[5]
L´
aver
tempo
fa
,
rinfrescato
la
regola
circa
il
plurale
dei
nomi
terminanti
in
cia
e
gia
,
ha
messo
allo
scoperto
altri
sprovveduti
,
che
ora
ci
chiedono
di
fare
il
medesimo
con
i
nomi
che
finiscono
in
ca
o
ga
,
in
co
,
in
go
,
e
in
io
.
[6]
Dei
primi
è
presto
detto
,
formano
il
plurale
in
chi
o
ghi
(
monarchi
,
colleghi
)
,
levatone
i
nomi
di
nazione
:
belga
,
belgi
.
[7]
Ma
i
nomi
in
co
,
escono
al
plurale
talvolta
in
ci
,
tal´
altra
in
chi
;
e
qui
comincia
a
volerci
occhio
.
[8]
Hanno
il
plurale
in
ci
gli
aggettivi
e
alcuni
sostantivi
finiti
in
-
ico
senz´
accento
:
arcadici
,
laici
;
medici
,
cantici
(
ma
strascico
,
e
non
ci
domandate
perchè
,
dà
strascichi
)
;
lo
hanno
in
chi
gli
altri
aggettivi
e
sostantivi
(
bicchi
,
stomachi
,
ecc
.
)
.
[9]
Fanno
razza
a
parte
:
i
monaci
,
gli
austriaci
,
gli
equivoci
,
i
porci
e
i
greci
(
grechi
essendo
soltanto
i
loro
vini
)
.
[10]
Il
plurale
dei
nomi
in
go
è
ghi
:
chirurghi
,
maghi
(
ma
quelli
della
storia
:
Magi
)
,
demagoghi
;
eccettuati
alcuni
vocaboli
di
più
che
due
sillabe
e
specialmente
i
nomi
greci
in
-
ologo
,
come
antropofagi
e
teologi
(
scusate
l´
accozzo
)
.
[11]
Ma
dove
si
fa
più
naufragio
è
tra
gli
scogli
del
plurale
dei
nomi
in
io
,
essendoci
chi
scrive
vari
e
chi
varii
,
chi
studi
e
chi
studii
,
e
in
quest´
anarchia
desinando
poi
gli
uni
e
gli
altri
,
così
i
gusti
come
i
peccatori
,
con
lo
stesso
appetito
.
[12]
I
grammatici
moderni
se
ne
spicciano
così
:
se
il
singolare
termina
in
io
con
l´
i
accentato
,
il
plurale
esce
in
due
i
,
da
farsi
ben
sentire
la
pronunzia
:
oblii
,
rammarichii
,
piacciaddii
;
se
il
singolare
termino
in
io
con
i
atona
,
il
plurale
esce
in
un´
i
sola
:
occhi
,
premi
,
rimedi
.
[13]
Se
però
potesse
nascere
equivoco
,
due
i
:
giudicio
,
giudic
i
i
(
per
distinguerlo
da
giudici
,
plurale
di
giudice
)
,
adulterii
(
per
distinguerlo
da
adulteri
,
plurale
di
adultero
)
,
principii
(
per
non
confonderlo
con
principi
,
plurale
di
principe
)
.
[14]
E
a
chi
non
gradisse
la
doppia
i
,
soccorrono
altri
tre
mezzi
:
o
il
circonflesso
sull´
i
finale
,
o
l´
accento
sulla
sillaba
accentata
,
o
l´
i
lungo
a
denotare
la
contrazione
dei
due
i
.
[15]
Principii
,
principì
,
princìpi
,
principj
.
[16]
Ma
i
vecchi
grammatici
stavano
più
a
lungo
su
questo
argomento
,
e
anche
ne
pigliavano
occasione
per
eleganti
scaramucce
tra
loro
.
[17]
Se
ne
ricorda
una
tra
il
filologo
Arlia
e
l´
amico
suo
Fanfani
appunto
a
proposito
dell´
i
lungo
in
fondo
al
plurale
dei
nomi
in
io
.
[18]
Per
il
primo
la
lettera
j
era
soltanto
consonante
(
ghi
)
e
però
non
poteva
stare
a
quel
modo
in
fin
di
parola
,
e
fare
«
come
il
pipistrello
della
favola
,
il
quale
ora
era
topo
e
ora
uccello
»
;
per
il
secondo
la
j
,
non
come
consonante
,
ma
come
segno
convenzionale
di
rinforzo
,
era
almeno
tollerabile
.
[19]
Il
filologo
pistolese
non
rispose
in
proprio
,
ma
introdusse
la
j
a
far
le
sue
difese
:
l´
unico
monologo
,
anche
se
non
divertente
come
quelli
di
Gandolin
,
che
si
abbia
la
letteratura
grammaticale
.
[20]
Ma
tornando
al
punto
,
quei
vecchi
leoni
distinguevano
quando
la
parola
terminava
in
io
stretto
,
e
quando
terminava
in
o
preceduta
da
i
;
e
nel
primo
caso
prescrivevano
il
plurale
con
un´
i
sola
,
nel
secondo
con
due
:
vaglio
,
vagli
;
luglio
,
lugli
;
veggio
,
veggi
;
e
studio
,
studii
;
premio
,
premii
;
tempio
,
tempii
(
facendo
appena
appena
sentire
le
due
i
)
.
[21]
Non
volevano
,
quei
galantuomini
,
che
si
rubasse
nulla
alla
parola
;
e
in
effetto
ruba
una
sillaba
chi
scrive
lunari
per
lunarii
;
il
che
si
fa
anche
più
chiaro
attendendo
ai
femminili
finienti
in
a
preceduta
da
una
i
:
ordinaria
,
diaria
,
luminaria
,
che
nel
plurale
escono
in
ordinarie
,
diarie
e
luminarie
.
[22]
Ma
ecco
risolto
questo
problema
affacciarsene
un
altro
,
dalla
lettera
d´
un
lettore
,
appunto
intorno
ai
problemi
:
che
cosa
sia
più
proprio
,
se
soluzione
o
risoluzione
degli
stessi
.
[23]
Sciogliere
e
risolvere
si
possono
in
molti
casi
usare
promiscuamente
:
i
dizionari
tacciono
al
riguardo
,
nè
il
Tommaseo
tocca
della
loro
differenza
nei
suoi
Sinonimi
.
[24]
Sottilizzando
si
può
dire
che
il
secondo
è
più
radicale
del
primo
.
[25]
Marito
che
rimproveri
la
moglie
d´
esser
rincasata
tardi
,
questa
che
alleghi
d´
essere
stata
trattenuta
dalla
sarta
,
il
dubbio
del
primo
viene
a
essere
sciolto
:
ma
qualcosa
rimane
sempre
.
[26]
Solo
una
telefonata
alla
sarta
potrà
veramente
risolvere
(
sempre
che
non
sia
stata
comprata
)
.
[27]
Si
scioglie
un
solido
in
un
liquido
:
quello
si
liquefà
ma
non
è
distrutto
,
si
può
sempre
recuperare
con
la
evaporazione
.
[28]
Si
risolve
invece
una
sciarada
,
un
problema
:
l´
effetto
è
definitivo
non
c´
è
più
altro
da
dire
.
[29]
Giuridicamente
si
risolve
un
contratto
,
quando
non
ne
rimane
più
niente
(
quasi
niente
si
fosse
fatto
)
;
in
armonia
si
risolvono
le
dissonanze
(
rimane
nell´
orecchio
l´
impressione
dell´
accordo
consonante
)
.
[30]
Impropriamente
risolviamo
oggi
anche
le
situazioni
,
quando
il
più
delle
volte
non
si
è
fatto
che
imbrogliarle
.
[31]
E
impropriamente
,
di
chi
muore
per
disgrazia
sotto
un
tram
o
altro
veicolo
,
diciamo
che
si
uccide
,
quasi
fosse
uscito
apposta
di
casa
con
quella
intenzione
;
e
di
un
regista
,
che
è
innocuo
,
dove
l´
idea
del
nuocere
non
ha
che
fare
con
chi
,
invece
che
un´
opera
di
arte
,
ci
dà
lavori
scialbi
,
acqua
tinta
:
crudele
traslato
che
fa
il
paio
con
quello
di
mordente
,
usato
non
come
participio
canino
o
termine
di
tintoria
,
ma
come
sostantivo
applicato
a
cose
d´
arte
,
in
luogo
di
forza
,
vivacità
,
presa
e
simili
.
[32]
Articolo
per
oggetto
,
consumazione
per
bibita
,
sono
entrati
nell´
uso
che
,
brutti
come
sono
,
se
li
tieni
cari
;
e
così
la
francese
ris
orsa
per
,
secondo
i
casi
,
ripresa
,
provento
,
rincalzo
,
espediente
,
artifizio
,
trappola
;
voce
che
sembra
ripararsi
dietro
lo
scudo
del
Carducci
(
per
le
sue
famose
«
Risorse
di
San
Miniato
»
)
,
ma
che
in
effetto
quel
grande
usò
con
le
debite
avvertenze
e
fra
virgolette
.
[33]
Esploatare
(
expl
o
i
ter
)
fu
registrato
da
un
gran
cacciatore
di
neologismi
,
ma
nessun
l´
ha
mai
usato
altro
che
per
celia
,
così
come
soaré
,
per
serata
,
si
trova
appena
negli
«
scapigliati
»
.
[34]
Ma
espletare
(
compire
,
menare
a
termine
,
esaurire
,
finire
)
,
se
vive
purtroppo
!
[35]
Quasi
quanto
compulsare
(
esaminare
,
consultare
,
sfogliare
,
scartabellare
,
ecc
.
)
.
[36]
Ma
lasciando
ogni
speranza
di
riuscire
a
bandire
queste
voci
,
basterebbe
alla
nostra
soddisfazione
di
potere
estirpare
della
lingua
,
tra
mille
forestieraggini
,
soltanto
la
Cina
(
fr
.
Chine
)
e
di
vedere
,
prima
di
chiudere
gli
occhi
,
la
riscossa
della
China
,
che
sempre
così
,
dal
Bartoli
al
Giusti
,
si
chiamò
nella
nostra
lingua
quell´
immenso
paese
.
[37]
Per
ora
ci
dobbiamo
accontentare
dell´
inchiostro
,
che
tutti
quanti
diciamo
,
secondo
si
deve
,
di
China
.
[38]
Leo
Pestelli
Text view
•
Paragraph view