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Parole nuove, dubbi nuovi

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 24 aprile 1954


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Un prontuario soccorrevole - I «tassisti» che studiano il Tasso e i «tassisti» che guidano il tassì La cenere si posa, quindi «posacenere» - Moglie a «scartamento» ridotto: è un dir male due volte per improprietà e per indelicatezza - Gli abitanti del Guatemala si chiamano «Guatemaltechi»
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Agli intimiditi dai dizionarii e dalle grammatiche soccorrono i «prontuarii delle incertezze»; dei mezzi sussidiarii per sfranchirsi nella lingua, il più maneggevole e lesto.
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Genere assai fiorente in Italia, quello di prontuarii si è oggi arricchito un ottimo lavoro, Parole al vaglio di Giuseppe L.
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Messina (ed. Signorelli), che tenendo intelligentemente conto di tutti i precedenti, di tanto li avanza di quanto la materia (parole nuove, dubbi nuovi) è venuta crescendo in questi ultimi anni.
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Naturalmente, poichè i neologismi spuntano giorno per giorno, qualcuno ne è rimasto fuori.
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Nessuno pretenda di trovarci bisacciare, ultimamente illustrato dal Monelli, sessaggio (operazione per conoscere il sesso degli animali), plafonato, da plafone (fr. plafond, soffitto), del quale un cortese lettore ci segnala applicazione figurata «13a mensilità plafonata», da lui letta coi suoi occhi.
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E nemmeno ci ha fatto tempo ad entrare tassista (conduttore di tassì), che salvo errore fu la prima volta coniata altra sera da un titolista di giornale in angustie; parola, secondo noi, meritevole di fortuna, perché non ha come le altre, niente di sforzato, e sarebbe venuta in mente anche a un bambino.
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ben vero che può dar noia, per equivoco che ne nasce, agli esegeti del Tasso, che non da ieri si chiamano appunto tassisti; ma bisogna pensare che oggigiorno gli studiosi vanno generalmente a piedi, e che è quasi impossibile che gli uni e gli altri tassisti si abbiano mai a incontrare e quindi a confondere.
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Sono invece registrati e spiegati in questo prontuario il termine burocratico-militare assiemare (concentrare in breve spazio, riunire: i materiali assiemati in magazzino), tredicista (chi ha fatto «13» al Totocalcio), e altri infiniti neologismi, tra i quali turbogetto, e i derivati da tele, telecronaca, telegiornale, telesport, in luogo dei quali Autore giudiziosamente propone i più corretti aviogetto, visocronaca, visogiornale e visosport.
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La stessa ricchezza è quanto alle voci straniere e dialettali entrate più o meno recentemente nell´uso; e tra quest´ultime, alcune delle più famose come fasullo, inghippo, naia e altre, sono cercate o ricercate anche nei non facili ètimi.
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Ma più ancora che nel nuovo, il Messina ci piace nel lessico vecchio, dove correggendo moderne improprietà, solvendo dubbi, supplendo a lacune, mostra di sentire molto avanti nelle cose di lingua.
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Sono in Italia milioni di fumatori, che dolorosamente incerti fra posacenere e portacenere, non sanno dove metterla.
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Oggi finalmente possono prendere partito.
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«Giustamente è stato fatto notare, dice il prontuario, che in italiano le parole composte con porta- si riferiscono ad oggetti destinati a conservare più o meno a lungo quel che portano (portafogli, portamantelli, portasigarette, portavasi), mentre quelle composte con posa- pongono in risalto atto materiale del posare qualcosa (posacavi, posaferro, posamine). Ne consegue ch´è più corretto dire posacenere. Si evitino in ogni caso ciccarlo e portacicche e i gall ceneriera (cendrier).
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Apporto, in funzione di sostantivo, è parola che oggi si spreca (dare un apporto, un bell´apporto a qualcosa), ma chi la cerca nei dizionari trova un gelido silenzio.
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Appena il Tommaseo registra apporto come participio sincopato, non comune, di apportare.
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Non è nemmeno uno sproposito, è una parola fuori della lingua, buona soltanto nel gergo spiritistico a designare apparizione di un oggetto materiale in una stanza chiusa.
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Il nostro prontuario ne fa giustizia, sostituendola con concorso, contributo, soccorso e sim.
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E con la stessa sicurezza ci ammonisce circa la torta applicazione che facciamo del verbo risapere (venire a sapere per sentito dire, per fama, per relazione) nella locuzione esser risaputo, presa in senso di sapersi, essere noto, e circa uso, che è grave errore, di zittire, nel senso far silenzio, tacere.
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Ribadisce che retrobottega è femminile, e che ha da scrivere harakiri e non karakiri, cioccolata (liquida) e cioccolato (solida) anzichè cioccolatta, cioccolatte, cioccolatto; frena abuso del termine ferroviario scartamento nel senso figurativo (una moglie a scartamento ridotto!); chiude il francese rubinetto per aprire italica chiavetta.
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Soccorre chi su due piedi non sapesse dire come si chiamano gli abitatori del Guatemala (Guatemaltechi) o quelli, che è anche più difficile, di Rio de Janeiro (Fluminensi).
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Finalmente, guida per i più rischiosi passi della grammatica (i plurali, gli ausiliari, i difettivi, le concordanze del participio passato ecc.) con lucida sveltezza.
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Due punti soltanto ci lasciano dubbiosi.
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Il primo è dove il Messina censura uso del verbo significare, nel senso di comunicare, avvisare, che a noi pare invece del più bell´italiano, come fanno fede almeno cinque esempii del Boccaccio e altri di Giovanni Villani e del Guicciardini.
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Il secondo è la copertina, così ghiribizzosa, così arieggiante le scritture «al neon», da disdire a un libro che ha tutto per piacere anche ai più severi linguisti.
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Leo Pestelli

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