Sentence view

Un ombrello fra le ruote

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 20 febbraio 1954
NewspaperLa Nuova Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-4


[1]
Parapioggia, parapluie e parasol - Il terribile Fanfani tuonò Modi goffi: «ha avuto regalato un anello», «io non mi pronunzio»
[2]
La Lingua cammina a marcio dispetto dei puristi; i quali, rimasti un giorno a corto di bastoni, pensarono bene di metterle fra le ruote anche gli ombrelli.
[3]
Così sul più pacifico degli arnesi accese, parecchi anni innanzi la prima guerra mondiale, una piccola battaglia, che terminata senza vincitori, lasciò il terreno coperto di stecche e le cose come stavano.
[4]
Avvicinandosi la stagione delle piogge, sarà bene dire qualcosa.
[5]
Codesta ombrellomachia prese origine dall´ostracismo dato dai linguaioli alle voci parapioggia e paracqua, bollate come inutili francesismi.
[6]
Ci sarà entrata anche avversione per le parole composte: certo fu sentenza un tantino lesta, avventata.
[7]
Perchè senza arrivare agli estremi del Toddi, che nella sua piacevole Grammatica rivoluzionaria, non solo difende, ma esalta il parapioggia come «il limpido vocabolo sostantivo italiano nella forma e nel buon senso», ci pare degna esame osservazione del Panzini (Dizionario moderno): «Parapioggia per ombrello è ritenuto francesismo (parapluie), ma, in francese, è foggiato secondo il modo di parasol, che è un italianismo».
[8]
Comunque sia, i satrapi della lingua tennero duro contro il parapioggia; e tutti quanti si strinsero sotto ombrello, voce veramente italiana a designare
[9]
(dal mare magnum delle definizioni dell´ombrello peschiamo questa, assai elegante e non troppo conosciuta, dell´ottocentista piemontese Giacinto Carena, membro di parecchie Accademie e corrispondente della Crusca) «quell´arnese da potersi allargare in forma di cupoletta, per lo più di seta, rafforzata con stecche, e portatile in mano con una mazza fermata nel centro; ad uso di ripararsi il sole, la pioggia, la neve».
[10]
E sempre con commovente accordo fu stabilito che ombrello da sole so potesse dire, con una parola sola, ombrellino; restando a quello da acqua la voce semplice ombrello; e che a distinguere ombrellino nel senso sopra indicato da ombrellino diminutivo di ombrello, anche da acqua, bastasse accompagnare quest´ultimo con altre voci che appunto indichino uso a cui serve: ombrellino da acqua o da sole, ombrellino della comunione, eccetera.
[11]
Non ebbero contrasti nemmeno nell´ammettere i derivati ombrellaio (che li fa e vende), ombrellata (colpo dato coll´ombrello chiuso; e anche aperto, se per caso colla punta una stecca si urti in un occhio o dovechessia), posaombrelli (arnese su cui si fanno sgocciolare) e ombrelliere (chi per ufficio porta ombrello a grandi personaggi), voce oggi disusata, ma che potrebbe ripigliare per quegli umili lavoratori del braccio, poco e mal tutelati anche linguisticamente, che dinanzi ai ritrovi eleganti parano acqua alla clientela; professionisti dell´ombrello a cui è dedicata questa nota.
[12]
Esiliato il parapioggia, definito ombrello e i suoi derivati, che cosa saltò in mente al Fornaciari andarne a cercare etimologia?
[13]
Ombrello, ombra.
[14]
E dovremo chiamare ombrello, gridò, proprio quell´arnese che generalmente si usa quando non è sole ombra e piove?
[15]
argomento era buono; e sentito che fu dal paracqua e dal parapioggia, esultarono e si prepararono a tornare.
[16]
Ma sbarrò loro la via il terribile Fanfani.
[17]
Che ombra? tuonò.
[18]
Ombrello ci viene dalla voce greca ombros, che vale imber, pioggia.
[19]
Dunque ombrello è propriissimo.
[20]
Gli fu osservato che se questa etimologia salvava ombrello da acqua, stroncava però quello da sole La questione invelenì e fu specialmente dibattuta a Siena, dove, presente il Fanfani che ne godette, corsero ombrellate fra i sostenitori delle due opposte etimologie.
[21]
Non rimase che ammetterle tutt´e due, lasciando al senso di chiarire quando con ombrello intendiamo ombra e quando imber; quando para-sole e quando para-acqua.
[22]
Ma siccome i dualismi fanno sempre male, la lingua ne ha risentito; e cheto cheto il para-pioggia, morto il Fanfani, è rientrato nel nostro circolo linguistico, donde non si vede, per la sua gran comodità chi potrà più scacciarlo, se non sia il nemico comune a tutti gli ombrelli, Impermeabile.
[23]
Scrive un lettore, Gott.
[24]
G.
[25]
C., Roma: «Vorrei richiamata la attenzione sull´uso (da me notato anche in libri giuridici di eminenti professori e in qualche sentenza di Cassazione) di adoperare il participio passato di alcuni verbi transitivi, preceduto dal passato remoto del verbo avere, in forma, come dire, aggettivale. Esempii: La mamma, nel giorno del suo onomastico ebbe regalato un anello (nel senso che alla mamma fu regalato un anello); il Tal dei Tali ebbe confermata la sentenza di condanna, e simili. Son avviso che sia da biasimare questo uso, derivato, a quanto sembra, dalla bassa latinità».
[26]
Così pare anche a noi.
[27]
E quanto viziosa e goffa questa maniera appare meglio sciogliendo il passato remoto in passato prossimo: ha avuto regalato un anello; ha avuto confermata la sentenza.
[28]
Ma anche più abusivi ed improprii sono i seguenti pur usitatissimi modi: rilasciare una ricevuta, un attestato, una patente, per Darli o Concederli; pronunziarsi («io non mi pronunzio») per Manifestare la propria opinione o intenzione.
[29]
Dichiararsi, Decidere, Sentenziare, Giudicare; prevenire per Avvisare, Dare Avviso, e, peggio, per Informare, Partecipare cosa già accaduta («Ti provengo che è arrivato mio marito»); richiamare all´ordine, per richiamare al Rispetto, all´Osservanza; e per non allungarla troppo, il nauseantissimo abbracciare che molti fanno una causa, in luogo di Sostenerla, Difenderla.
[30]
Indole e carattere.
[31]
Uso spesso e volentieri scambia queste voci; ma la differenza è, e torna a conforto di chi è condannato a vivere in compagnia un «cattivo carattere».
[32]
Indole concerne animo intimo quale la natura lo fece; carattere è invece impressione, segno; e denota la più rilevata parte dei sentimenti, degli atti e degli abiti di una persona.
[33]
Indole è natura; carattere è natura modificata dall´istruzione, dall´educazione, dagli abiti.
[34]
Una moglie, un marito, possono dunque avere un caratteraccio infame e al tempo stesso essere indole buona; anzi il caso è frequentissimo.
[35]
Ma l´altro coniuge generalmente non ci bada, si ferma al guscio; e di sapere che il suo carnefice fu buono a balia, poco o niente gli cale.
[36]
Leo Pestelli

Text viewParagraph view