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Cattivo sangue tra i puristi

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 17 ottobre 1953
NewspaperLa Nuova Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-5


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Indomani, lindomani, il giorno dopo, il domani; una battaglia - La decorazione e il decorato: per chi ha moglie vien facile epigramma - Una signorina definisce evasivo, falso, vigliacco, avverbio comunque - E certamente non è bene dire: Comunque, sposiamoci
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Anche tra i puristi, come in tutte le famiglie umane, correva talvolta cattivo sangue per discrepanza opinioni.
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memoria una questione, tra le altre, che tenne lungamente diviso il campo in due, con vivace scambio di scritti e raffreddamento delle signore, che quasi si levarono il saluto.
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Detta questione concerneva la parola indomani, che non ha oggi «rigorista» della lingua che non dica o scriva imperturbatamente.
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Da una parte il Nannucci, il Gherardini, il Viani e altri valentuomini, la difendevano come buona e accettabile; dall´altra il Fanfani, il Tommaseo, e con fuoco insolito il Rigutini, non le davano pace.
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Ai primi che allegavano il landaman provenzale e alcuni esempi di scrittori, si rispondeva dai secondi essere quell´argomento «puntello peggiore della trave», e quanto agli esempi non se ne trovare di più antichi che quello del settecentista Nomi, autore del Catorcio Anghiari.
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Gli «indomanisti» avrebbero potuto ripararsi anche dietro autorità del Manzoni: ma se ne guardavano bene.
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noto infatti che nelle diatribe di lingua pura, la prosa dei Promessi Sposi valeva quanti il due a briscola, essendoci chi aveva chiamata «lavatura di piatti» e chi ne aveva tratto esempi di modi errati in tanta copia da riempirne un´volume.
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La carta davvero buono sarebbe stata il Botta, il severo, stitico Botta che pur aveva usato quella maniera: se non che guastava tutto ch´egli avesse poi scritto una lettera in cui chiedeva scusa di quello come di altri gallicismi da lui commessi.
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indomani ci viene infatti dalla lingua francese che lo possiede ab antiquo: dapprima coll´articolo diviso dal nome, poi come agglutinazione e appiccicaticcio di le, en e demain.
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Volendolo imitare bene, dovremmo scrivere lindomani, maniera che ci parrebbe mostruosa, mentre all´altra, che non lo è meno, abbiamo così fatto orecchio da non sentirci più il barbaro il ricercato.
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Concludendo, considerato come sia facile dire il giorno dopo o, classicamente il domani, noi ancora una volta, da queste noterelle per antiquari della lingua, daremo torto all´uso.
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Altrettanto chiassose, ma meno fondate (tanto che caddero presto), furono le proteste contro la voce decorazione, nel senso insegna cavalleresca, anch´essa venutaci dal francese.
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Il silenzio serbato in proposito dal Tommaseo, mentre disanimò gli ostili, ringalluzzì coloro che la difendevano.
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Decorazione ha la sua forza in questo: che è elastico, si può applicare tanto anche agli ordini cavallereschi quanto anche a medaglie al valor militare e civile, a medaglie commemorative ecc.: dice il complesso dei segni onore conferiti a una persona.
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Tanto elastico, e qui è la sua debolezza, che può salire alla fronte del decorato che ha moglie e dar luogo a facili epigrammi.
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Ma anche croce, il termine proposto dai puristi, si presta a doppi sensi; senza che, abbraccia meno; onde il Collodi assolutamente: acquazzone di croci per fioritura di cavalieri.
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Decorazione insomma, sebbene pel rotto della cuffia, è passato e sta.
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Ma non sarebbero potuti passare al feroce vaglio di quei balli della lingua: il verbo declinare nel senso di dire, manifestare, esporre e sim., come: declinò il proprio nome, cognome, qualità, mestiere ecc.; defezionare per disertare, un francesismo, si noti, che non hanno fatto buono neppure i Francesi; apprendissaggio per tirocinio, noviziato, garzonato e sim.; idiotismo lombardo ammezzato per mezzanino; comunicato per notizia i informazione officiale; approfondire (fr. approfondir) per approfondare, e approfondire una questione, un argomento, per studiarlo a fondo, cercare di conoscerlo appieno.
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E quanti continuano a stare incomodi sui rilievi che potrebbero agevolmente scendere alle italiane osservazioni.
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Una sorte curiosa, nel linguaggio parlato specie dello sport, sta poi incontrando la parola condizione, udendosi dire che il tale atleta, ha smarrita, la cerca, aspetta, la trova.
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Che cosa sia è ancora vago; ma si tratterà un sotto o soprasenso di forma, ormai venuta un po´ a noia.
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Abbiamo sott´occhio lo sfogo una signorina che ci legge, contro l´avverbio comunque, usato, come oggi si fa, nel vuoto: cioè, tanto fuori una proposizione sospesa per in qualsivoglia modo (lo faccia comunque), quanto assolutamente per comunque si sia o si fosse (comunque, parto).
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Lo dice evasivo, falso, viscido, vigliacco e peggio; non ci fu mai donna che trattasse peggio un avverbio relativo: si vede che avrà conosciuto qualche «comunquista» che poi, come fanno, le sarà sgusciato di mano.
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questa infatti, così male usata, una di quelle parolette senza carattere, bave di lingua, in cui il pensiero si nasconde o sbieca: pause sonore, zeppe, che diventano facilmente vizio, intercalari.
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Esse fanno segno che non siamo in casa; noi stessi pronunziandole le ascoltiamo come dette da un altro.
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Ogni lingua ha le sue, e basterà ricordare i pas possible! e i est-ce pas (da cui i «nespasiens») dei nostri vicini.
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Comunque sia, comunque, anche se rigorosamente pensato, è intollerabile nel linguaggio amoroso; e neppur la forma corretta rimedia molto.
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entra troppo raziocinio; e che piacere volete che faccia sentirsi dire: «comunque, sposiamoci?» Ma per lo più queste parole non vogliano aver senso; o se lo pigliano è spesso il contrario del loro proprio.
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Così diciamo a proposito, quando invece cambiamo argomento; si capisce, quando troppo ci resta da capire; certo, quando il dubbio ci rode; altronde e del resto, quando meno intendiamo spiccicarci dal nostro proposito e anzi vogliamo ritoccare il già detto.
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E gli sbadati investimenti morali del linguaggio socievole (per carità, francamente ecc.) e le lusinghe oratorie (sarò breve, un´ultima osservazione e sim.), che cosa sono se non ammennicoli?
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A sfrondarlo, il vero dire si riduce a ben poco: molte, troppe parole parassite entrano nel nostro discorso sotto il mantello della civiltà.
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Ma per tornare al fortunato e tanto comodo comunque, chi volesse toglierne maggio riparo, ricordi che è allungabile in comunquemente, e non già a capriccio, ma col conforto dei dizionarii e la sovrana autorità del Bembo.
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Leo Pestelli

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