Sentence view

Le figlie della notte ed i giovani di tatto

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 14 novembre 1953
NewspaperLa Nuova Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column7-9


[1]
Il descomolle del signor Cardinale e lequivoco di due fiorentini Tavole vergini - Il più volgare dei sensi riceve oggi più onore di tutti
[2]
è chi ci aizza; e vorrebbe cogliessimo in fallo grammaticale scrittori e giornalisti della forza di Monelli e Gorresio; il primo dei quali linguista emerito per giunta.
[3]
E perché?
[4]
Perché in queste colonne hanno scritto e pervicacemente riscritto gli per loro.
[5]
indignazione per lo scambio di queste forme pronominali procede da quella mezza sapienza, che in grammatica, come in ogni altra disciplina, è forse peggio di un´ignoranza intera; e dalla smania, che le è propria, di razionalizzare tutto quanto le capita sotto.
[6]
Chi dalle grammatiche spicca soltanto le regole in grassetto, si gonfia di vento; e piglierà nella vita molte arrabbiature di lingua, che non hanno ragione.
[7]
Se gli per le è sempre dannabile, posto che le è breve e spedito quanto gli, ed è forma congiuntive più meno, gli per loro ha un buon motivo per sostenersi: cioè che loro nel senso di a loro non è congiuntiva, e per quanto la si accorci in lor promesso al verbo, è pur sempre una forma assoluta e pesante, insopportabile quando poi si scontri con uno o più altri loro.
[8]
Il Crescenzio, un autore più lodato che conosciuto, specie dalle donne ha in un luogo del suo trattato agricoltura: «E allora gli accosti (ai vitelli) il bifolco con dolci lusinghe, e porgendo loro dilettevoli cose ecc. gli brancichi dolcemente le nari».
[9]
Metteteci tutti i loro che i pedanti vorrebbero, e avrete un guazzabuglio.
[10]
Loro urta male anche coi pronomi lo, la, le: conosciuta la fanciulla chiamai i parenti e la restituii loro; molto meglio: e gliela restituii.
[11]
In molti casi si può dunque usare gli per loro, massime nel linguaggio famigliare o quando il buon suono o la naturalezza del costrutto lo chiedano; e in nessuno mai usarlo è vergogna.
[12]
Non sappiamo invece che cosa rispondere a chi vuol sapere donde sia nato il moderno taccheggiare (coi derivati taccheggiatore e taccheggiatrice) per rubare con destrezza dalle botteghe senza che il padrone se ne accorga.
[13]
In attesa che qualche erudito, fra i nostri lettori, ce lo dica, non potrebbe essere che questo taccheggiare si richiami al greco tacùs, che vuol dire veloce?
[14]
O, posto che oltre a un´accezione tipografica, taccheggiare vale anche stacchettare, a tacco e a battere il medesimo?
[15]
Tengono il campo fra i ladruncoli di bottega, le donne, che i tacchi hanno alti e sonanti.
[16]
Ma si fa per dire.
[17]
E se fosse vera questa etimologia, le veneri vaganti avrebbero ragione di protestare, ché il taccheggiare sarebbe andato benissimo per loro.
[18]
Ma hanno già tante voci queste figlie della notte!
[19]
Benchè una delle più belle, autenticata dal Gozzi, cantoniera, sia caduta in disuso coll´avvenimento delle strade ferrate, a contemplazione dell´onorabilità delle mogli dei cantonieri.
[20]
Così spesso una voce scaccia altra.
[21]
Soltanto le forestiere non è forza che le sloggi; molte delle quali si possono sostituire senza sudore, non valendo per esse argomento che le cose significate sono affatto nuove o importate.
[22]
Se bow window è un osso duro (con poca fortuna il Monelli suggerì meniano dal lat. moenianum, corridoio coperto corrente lungo le mura), e lo dirai terrazza o balcone chiuso, oppure bauindo (ma senza guardarti allo specchio), blasé trova subito scetticone; cachet, cialdina.
[23]
famoso equivoco in cui caddero due fiorentini, i quali avendo letto che in via Micheli si dava alchermesse di beneficenza, ci corsero, e dove speravano di bere a macca di quel liquore, trovarono olandese kermesse (fiera di beneficenza).
[24]
Intraducibile non è neppure il giapponese gimkana: corsa di destrezza, o bizzarra, o faceta; e inglese garden party che cos´è altro che una festa, un divertimento, un trattenimento campestre?
[25]
Buffet, come mobile, è ora credenza o armadino, ora tavolino o deschetto; come luogo; stanza dei rinfreschi o simili; come pasto di roba fredda che si nelle feste di ballo o altri simili ritrovi, rinfresco.
[26]
Ma la nostra generosa lingua ha, per quest´ultimo significato, anche la voce descomolle: «una spezie di colazione o di cena senza apparecchio formato, o tale che non può dirsi cena desinare».
[27]
Così il Tommaseo; e la signora oggi che invitasse gli amici a un «descomolle» in casa sua, la riempirebbe di curiosi.
[28]
Il ritrovato di mangiare in piedi o col piatto sulle ginocchia, a ore bruciate, è antico: «dopo finito questo commedione, con un descomolle il signor Cardinale convitò quelle nobili persone e fu una colazione che veramente avrebbe fatto anche per due cene» (G.B. Fagiuoli, sec. XVII).
[29]
Ma son cose da signori, e per il democratico Petrocchi, descomolle è scherzosamente erba, quando ci si mangia sdraiati.
[30]
Talvolta di italiano non è che il suono; e per rimanere in casa e in bucolica, si ricordi che tavola è un brutto provincialismo che non ha gambe per reggersi.
[31]
Si domanda: e il tavolino?
[32]
Se è voce lecita, come infatti è, avrà bene un padre; il quale non può essere che tavolo.
[33]
Errore.
[34]
Uno dei misteri della nostra lingua è che ci nascono figliuoli di mamma vergine.
[35]
Tavola, senza ammogliarsi a nessuno, ci tavolino, a quel modo che seggiola e nacchera scodellano da , senza seggiolo nacchero, seggiolino e naccherino.
[36]
Si vuol vedere copule, sensualità, dappertutto: è la moda.
[37]
E già della voce fondamentale senso si fa quello spreco che sapete.
[38]
A senso dell´articolo tale per: secondo il tenore dell´articolo; rispondere in senso affermativo o negativo, per affermativamente o negativamente; senso vietato, per direzione; albionico non senso per assurdità o sciocchezza; il gallico controsenso per sbaglio, errore, corbelleria.
[39]
E non diciamo nulla di sensibile per notevole, notabile, di sensibilmente per notevolmente.
[40]
Basti che mentre un´infinità di malati migliorano sensibilmente, la lingua va sempre peggio.
[41]
Più di onore di tutti gli altri insieme riceve oggi il più volgare dei sensi, il tatto.
[42]
Disgraziati i genitori che cercano per genero un giovane di molto tatto; non si lamentino se poi le figliuole, vedendosi trascurate per altre donne, imprecheranno contro il matrimonio.
[43]
Lo cerchino bensì di giudizio, di garbo, o prudente o delicato od oculato, e magari anche di mondo; ché molte volte noi parliamo al figurato, e la vita ci risponde nel proprio.
[44]
Leo Pestelli

Text viewParagraph view