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Piccoli disastri verbali

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 12 dicembre 1953


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Marachelle dell´Uso Rubrica: una parola che fa perdere tempo - Una proposta del Tommaseo ma con un risolino nella barba - La bellezza artificiata della donna moderna
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Mentre ai pedanti farebbe comodo che la lingua italiana stesse ferma, si trova, nelle dotte e piacevoli pagine di un Profilo di storia linguistica italiana di Giacomo Devoto (ed. «La Nuova Italia»), ch´essa non ha fatto che camminare dalla caduta dell´Impero ai giorni nostri, lasciando di una storia che si confonde con quella civile e culturale della Nazione.
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altra parte, se nessuno le potrebbe impedire andare, il buon cittadino ha il dovere di dire quando gli pare che per troppa fretta essa pigli qualche storia.
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Ecco, freschi freschi, scarparsi per provvedersi di scarpe, e liberarsi, di libri; dei quali ci sarebbe da temere, se non fossero estri pubblicitarii destinati a morire coll´occasione.
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Più pensiero quest´altro neologismo.
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«Sere fa, scrive un lettore, volevo andare alla commedia; ma avendo letto nel cartellone che il teatro sarebbe stato nebulizzato con non so che, per prudenza sono rimasto a casa».
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Nebulizzare ha innegabilmente del minaccioso, e i più moderni vocabolarii non hanno ancora ricoverato.
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Avendo riguardo all´atto, si potrebbe sostituire con vaporizzare; all´effetto, coll´elegante purificare.
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Ai rigoristi non piace nemmeno trucco (da truc, un antico gioco francese), sia nel significato di inganno, raggiro e sim., sia in quello del francese maquillage, dove se mai gli preferirebbero truccatura.
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Lo italiano aureo a liscio e lisciarsi; ma, di pomate sole, forse non dicono proprio tutti gli argomenti con cui la donna moderna aggiunge una bellezza artificiata, e di più il loro effetto illusivo.
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L.
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B.
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Alberti, oltre a molte e belle metafore (imbrattarsi, scialbarsi, intonacarsi il viso) ha la donna tincta; Dante ci mostra la virtuosa moglie di Bellincion Berti venirsene dallo specchio «senza ´l viso dipinto».
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Dipingersi, oltrechè più nobile, ha su truccarsi il vantaggio che si può scorciare in piangersi, dal quale, premettendoci esse, si conia il rapido spingersi (in luogo del lungo e noioso levarsi il trucco), comodissimo per le signore che hanno fatto tardi e cascano dal sonno.
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Si spingono, e sono a letto.
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Furono messi bastoni nelle ruote anche al vagone (dall´inglese waggon); e il Rigutini, una volta tanto ottimista, pronosticava che molto presto questa voce straniera sarebbe finita sotto italiana carrozza.
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Invece, se pure i ferrovieri li esortino tuttora col loro correto: in carozza!, gl´Italiani continuano a montare in vagone.
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Il Tommaseo, ma con un risolino nella barba, proponeva carrettoni.
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Avvertiva anche lui che se i viaggiatori di terza classe se ne sarebbero forse accontentati, quelli di prima non avrebbe mandata giù.
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Uso si è preso il vagone (con la giunta del tender) come si è preso la bistecca (inglese beef-steak); come sempre si è preso, prende e prenderà tutte le parole che gli fanno comodo.
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E non ha nemmeno bisogno di scusarsi con la comodità, quando, semplicemente per divertirsi, rovescia in bocca a molti il significato delle parole; e fa dire smaliziato (che quando pur fosse nella lingua italiana, che non è, dovrebbe voler dire «privo di malizia:) nel senso contrario di ammalizito; delusione (inganno di speranza, aspettazione, credenza, fede) in quello di disinganno; scabroso, nel senso figurato di licenzioso, invece di lubrico. Oppure quando fa impazzire con gli accenti, e scambia microbo (piccole bue) con micròbio o micròbo, pronunzia àlacre invece che alàcre, sàlubre per salùbre, compàro (dal v. comparare) per còmparo, luto per valùto. Si sa di commercianti, che non sapendo che cosa chiedere allo scritturale, se la rùbrica o la rubrìca, se la vanno a cercare da , con piccole perdite di tempo che sommate recano danno. Quello che vogliono è rubrica (registro, repertorio); della brica (sinopia, argilla rossa) non saprebbero cosa fare.
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Uso chiude un occhio sugli scambi di lettere apposta per provocare piccoli disastri verbali; onde molte dicono coltura (che è dei campi) quando invece intendono cultura (dello spirito); e tutti quanti, come oche senza discernimento, qui qua, qua qui, diciamo indifferentemente.
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Ma qua è avverbio di moto e qui di quiete: buttato qua, trovato qui.
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vero che si dànno poi molte eccezioni; ma i lettori specialmente ragazzi stiano per il momento alla regola, e quando sentano dire al padre irato: vieni qui!
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Pensino alla grammatica, si facciano forza e non si muovano.
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(Errata corrige. Dietro al dantesco Barbariccia e alla regola del dittongo mobile, alcuni lettori difendono decina. Hanno ragione, fu per errore che ci scivolò fra gli errori nella noterella del 21 novembre scorso, dove il biasimo voleva andare alla meno corretta, se ben toscana diecina).
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Leo Pestelli

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