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Abuso moderno delle metafore e degli astratti - Iperboli a sangue freddo e luoghi comuni - L´aggettivo purgativo «drastico» - Può una donna «ridere sotto i baffi»?
Tra il linguaggio proprio e il figurato è la stessa differenza che dalle cose che ci stanno continuamente su gli occhi e le straordinarie e pellegrine; e a quel modo che una semplice servetta, mettendosi in maschera, ci intriga, così una parola della quale uno appena si accorgerebbe adoperata nel senso suo proprio, acquista insolita vaghezza passando al figurato. La parola sera, che nella locuzione “buona sera” ci entra in un orecchio ed esce dall´altro, diventa peregrina nel bellissimo traslato: «Questi non vide mai l´ultima sera», e la parola vedovo, che nel significato di uomo che ha avuto la disgrazia di perdere la moglie non sarà forse afferrata che da una zitella, come s´imprime così trasportata: «O settentrional vedovo sito…»! E lo stesso si potrebbe dire di tutte le parole, anche le più basse, qualora toccate dalla verghetta del linguaggio figurato.
Ma come i vecchi retori (un tempo troppo, oggi troppo poco ascoltati) non si stancavano d´inculcare, è una verghetta che vuole operare soltanto a certe condizioni: guai a chi la usa a freddo e fuor di necessità. Perché «il parlar figurato, diceva uno di quei barbassori, lungi dall´essere un capriccioso ornamento, o una arbitraria ricerca di novità, è il mezzo col quale naturalmente la lingua supplisce alle necessità proprie, ogniqualvolta i vocaboli presi nel loro originario significato, e le costruzioni riguardate come più rigorosamente regolari, non bastano alla adeguata significazione di taluni concetti, o all´efficace manifestazione di taluni sentimenti». Così Dante, supremo artefice di forme figurate (benché quei retori non gliele menassero buone proprio tutte), se a proposito dei giganti, in cambio di: «Torreggiavan di mezzo la persona…» avesse detto: «S´innalzavan di mezzo la persona», sarebbe andato una linea sotto alla sua solita evidenza; né, per dire dell´ostinazione propria degli uomini d´insistere dove meno è il caso, le parole proprie gli avrebbero reso lo stesso fulmineo servizio che l´immagine del «Che giova nelle fata dar di cozzo?», nella quale è presentato subito in vista ciò che all´intelletto si manifesta per successione di idee.
Venendo a no, è curioso che un´età così positiva come la nostra faccia tanto spreco, nel parlare comune, di figure; mentre non fa meraviglia che essendo così sprecate, siano anche brutte, cioè sconvenienti. Il fondamentale precetto che tra il figurante e il figurato sia analogia o somiglianza reale, costante e manifesta, vi sarà sì e no osservato due volte su dieci; e poiché l´abuso delle metafore va oggi di conserva con quello degli astratti, il primo dei vantaggi del parlar figurato, che è di mettere sotto gli occhi l´idea, si perde: e hai le «particolarità che saltano agli occhi»; «il comitato in seno al consiglio»; «una manifestazione entrante nel quadro di altre»; «il fornire gli estremi»; «l´esulare degli elementi»; «il ribadire una o più correnti»; «le voci che additano le vie del dovere»; «il brillare per assenza»; «i colloqui cu un piede di semplicità»; «gli affari o altro su larga, vasta o piccola scala», e altre innumeri goffaggini delle quali molte furono già infilzate dal De Amicis nell´Idioma gentile, e che non par vero come fra tante cose che giornalmente passano di moda si siano conservate sino ad oggi. Ma le preserva l´essere divenute frasi fatte, formule, luoghi comuni.
Oltre alle figure per così dire cieche, hanno poi gran fortuna nello stile moderno, le improprie ed esagerate; lasciando di quelle “iperboli a sangue freddo” come le dice l´Alfieri, che sono continuamente nutrite dall´imitazione dei Francesi, quali gli aggettivi Superbo, Fantastico, Smagliante, Travolgente, Elettrizzante e simili, c´è lo Scoppiare degli attriti, lo Scatenarsi delle tempeste, l´Ammazzare il tempo, e alle prime modeste rinfrescate, da qualunque paesucolo, l´Esodo dei villeggianti. C´è l´aggettivo purgativo Drastico, senza del quale nessun provvedimento, per quanto meschino, non si sente più energico, e il dinamico Slanciato, che ha fatto dimenticare come sia fatta una donna semplicemente di alta e svelta persona.
Talora la figura è così riposta, che siamo scusati se la usiamo a sproposito. Già il Tommaseo avvertiva che del verbo Cavare il linguaggio moderno fa uso e abuso come se qualsiasi cosa spirituale da cui possa trarsi o dedursi o aversi cosa, si debba concepire come una cavità, una buca. E terribilmente soggiungeva: «non so se tale traslato indichi menti più profonde che bùgie, più capaci che cupe». Anche Approfondire, detto dell´intelligenza per Penetrare, è oggi in gran fortuna. Lasciando che è un francesismo (meglio, se mai, Approfondare), lo stesso Tommaseo lo dice brutto, perché lungo, perché l´uscita in -ire men propria, perché par che dica non andare a fondo ma far più profondo. Quanto meglio la femminetta toscana che di un leggiero nei suoi discorsi e di mente e di lingua dirà che non isfonda! E Dante: «Color che ragionando andaro al fondo».
Ma circa le “brutte figure”, in cui, come si vede, è facilissimo cadere, fu lungamente disputato dai linguisti se nel novero di esse fosse da mettere anche il modo famigliare Ridere sotto i baffi, applicato a donna. La questione non fu mai scientificamente decisa, e in pratica va rimessa volta per volta al parere delle donne singole.
Leo Pestelli
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