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Il Poeta e la camiciola

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 6 marzo 1954
NewspaperLa Nuova Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-5


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Scomparsa Lina, dispersi i sogni, il Carducci si adattò a indossarla (ma ci strideva dentro) Jacopone con lo straccale in bocca - A lasciarlo fare, il purista ci riduce nudi come Giobbe
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Parole non sospette di scomunica, alle quali accordiamo la massima fiducia; parole di così certo significato e uso così sicuro che a nessuno verrebbe mai in mente andarle a cercare nei dizionarii: qui è che il purista tende con più gusto le sue reti.
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Chi non ha giocato da bambino?
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Ebbene errammo.
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Codesto verbo, usato nel senso di Divertirsi, Trastullarsi, Baloccarsi, è maniera affatto francese; e così giocattolo per Balocco è il gallico jouet: ci pensino i genitori mentre sono in tempo.
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Giocare, in buona lingua, significa Aver parte a un gioco; onde se è conveniente che la mamma giochi di qua a canasta con le amiche, non sta punto bene che il bambino faccia lo stesso di con le sue bagattelle.
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Peggio poi, sebbene un orecchio delicato qui si risenta, è usare questo verbo nel senso di Operare, Fare effetto, Lavorare, Potere e sim., come da chi dicesse: In certe cose gioca più la sorte che il sapere (per: può più la sorte che ecc.); La luce gioca meglio in un punto che in un altro (per: fa miglior effetto); Trovandosi a certi rischi bisogna far giocare la riflessione (per: dar luogo), o di donna procace, che fa giocare i fianchi (per: Dimenarli a bello studio).
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Solo quei pochissimi che ancora leggono il dizionario di seguito, voce per voce, possono avvertire insidia della parola facile.
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un fatto che il Tommaseo, il Petrocchi, il Fanfani, portano bretelle; mentre il Palazzi e altri moderni le registrano tra i francesismi.
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Queste fedeli compagne dell´uomo della vita grossa, si ritrovano essere adulterine.
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Il Panzini congettura che il francese bretelle, sia origine germanica e per etimologia rimanda alla voce toscana le libréttine (il libretto dell´aritmetica), probabilmente derivata da le brettine, voce oriunda tedesca che vale come le guide (fr. bride, briglia).
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La voce italianamente schietta con cui si reggono i calzoni è il plurale straccali, della cui pochissima fortuna è forse cagione il singolare straccale: arnese per lo più di cuoio che attaccato al sellino o al basto, fascia i fianchi della bestia.
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uomo moderno non ha la tempra di Jacopone da Todi, il quale compariva in pubblico, per mortificazione, con un basto asino sulle spalle e lo straccale in bocca; e preferisce macchiarsi un francesismo anziché stabilire un´analogia tra la propria toilette e quella degli animali da tiro e da soma.
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è valso a nulla accorciamento stracche.
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Il privarci che i puristi fanno delle bretelle ha come logica conseguenza il calo e il ripudio dei pantaloni, altra voce francese «introdotta, lamenta un linguista, senza alcun bisogno nella lingua nostra, per opera specialmente dei sarti, e per il solito brutto vezzo dell´imitazione».
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Dove sia infatti il vantaggio dei pantaloni sugli italiani calzoni, non si vedrebbe a specularci un anno; eppure anche in Firenze, del resto facile ai francesismi, quelli hanno usurpato questi, e alle calzonaie (cucitrici di calzoni) sono subentrate le pantalonaie.
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Ma portare i calzoni tuttavia si dice dai più, applicato a donna che spadroneggia in casa: nel traslati la lingua fa più difesa.
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E poiché al vecchio senso figurato la donna moderna ha aggiunto quello proprio, forse ché in questo caso la voce pantaloni non cade affatto inutile a evitare confusione tra calzoni morali e calzoni materiali.
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Strappateci le bretelle, sfilatici i pantaloni, il purista ha buon gioco col gilè (francese gilet), voce che attraverso lo spagnolo e arabo risale al turco yelek.
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E ci costringe, meglio che al panciotto (il quale ha dell´indumento settecentesco e copre di più che non faccia il moderno gilè), meglio che al dialettale corpetto, a una vezzosa sottoveste.
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Orrendo strazio fa poi dei barbari golf (abbrev. di golf-coat), spencer (da un tale Spencer, 1834) e pull-over, che vuole sostituiti con giacchetta a maglia di lana o di seta a varii colori, magliotto chiuso o corpetto o farsetto, o sottoveste, sottogiacca a maglia o maglione, e altre voci perifrasi che non toccano un pelo a quegli esotismi ormai entrati nell´uso.
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Finalmente, perché non si dica che non ci debba lasciare nudi come Giobbe, saltata la camicia, trova da dire anche sulla maglia, e a significare di faccia, non per sineddoche.
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«quel giubbetto di flanella o di maglia che si porta per lo più sulla pelle per ripararsi dal freddo e mantenerci un calore uguale e costante», sventola il più toscano e calzante camiciola: camiciole per inverno e per estate; di lana e di cotone.
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Fieramente avverso alla camiciola fu negli anni suoi bollenti il Carducci, che soltanto nell´età matura si adattò a portarla, stridendoci dentro.
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(Grosso modo, avvento della camiciola nella vita del Poeta, coincide con ecclisse della Lina e il sormontare della signora Elvira),
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Camiciola sopporta un derivato che maglia non potrebbe: camiciolaio, detto di colui che le vende.
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E ha due belle applicazioni figurate.
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Far camiciola, una camiciola, delle camiciole, dicesi di colui che accorda al gioco per far perdere il compagno o i compagni; ed è maniera tuttora viva nel popolino di Firenze, specie tra i frequentatori della pelota o palla al muro.
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Da che lo scherzoso aggettivo camiciolaio, applicato al giocatore.
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altra espressione figurata si addice ai mariti brontoloni che volessero un poco variare il loro noioso metro.
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Di bocce e bicchieri sudici: aver la camiciola.
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Petrocchi: «Questi bicchieri non hanno freddo: guarda che po´ po´ di camiciola!».
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un modo che dipinge, e usato una volta, di sorpresa, può convertire un rimbotto in una festicciola di lingua estendibile fino in cucina.
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Ma insisterci, quando immagine fosse già stata apprezzata, saprebbe di lezio crudele; e segnatamente avendo a fare con donne nervose, invece che di un impiastro, otterreste effetto di una puntura.
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Leo Pestelli

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