Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Scomparsa Lina, dispersi i sogni, il Carducci si adattò a indossarla (ma ci strideva dentro) Jacopone con lo straccale in bocca - A lasciarlo fare, il purista ci riduce nudi come Giobbe
Parole non sospette di scomunica, alle quali accordiamo la massima fiducia; parole di così certo significato e d´uso così sicuro che a nessuno verrebbe mai in mente d´andarle a cercare nei dizionarii: qui è che il purista tende con più gusto le sue reti.
Chi non ha giocato da bambino? Ebbene errammo. Codesto verbo, usato nel senso di Divertirsi, Trastullarsi, Baloccarsi, è maniera affatto francese; e così giocattolo per Balocco è il gallico jouet: ci pensino i genitori mentre sono in tempo. Giocare, in buona lingua, significa Aver parte a un gioco; onde se è conveniente che la mamma giochi di qua a canasta con le amiche, non sta punto bene che il bambino faccia lo stesso di là con le sue bagattelle. Peggio poi, sebbene un orecchio delicato qui si risenta, è l´usare questo verbo nel senso di Operare, Fare effetto, Lavorare, Potere e sim., come da chi dicesse: In certe cose gioca più la sorte che il sapere (per: può più la sorte che ecc.); La luce gioca meglio in un punto che in un altro (per: fa miglior effetto); Trovandosi a certi rischi bisogna far giocare la riflessione (per: dar luogo), o di donna procace, che fa giocare i fianchi (per: Dimenarli a bello studio).
Solo quei pochissimi che ancora leggono il dizionario di seguito, voce per voce, possono avvertire l´insidia della parola facile. E´ un fatto che né il Tommaseo, né il Petrocchi, né il Fanfani, portano bretelle; mentre il Palazzi e altri moderni le registrano tra i francesismi. Queste fedeli compagne dell´uomo della vita grossa, si ritrovano essere adulterine. Il Panzini congettura che il francese bretelle, sia d´origine germanica e per l´etimologia rimanda alla voce toscana le libréttine (il libretto dell´aritmetica), probabilmente derivata da le brettine, voce oriunda tedesca che vale come le guide (fr. bride, briglia). La voce italianamente schietta con cui si reggono i calzoni è il plurale straccali, della cui pochissima fortuna è forse cagione il singolare straccale: arnese per lo più di cuoio che attaccato al sellino o al basto, fascia i fianchi della bestia. L´uomo moderno non ha la tempra di Jacopone da Todi, il quale compariva in pubblico, per mortificazione, con un basto d´asino sulle spalle e lo straccale in bocca; e preferisce macchiarsi d´un francesismo anziché stabilire un´analogia tra la propria toilette e quella degli animali da tiro e da soma. Né è valso a nulla l´accorciamento stracche.
Il privarci che i puristi fanno delle bretelle ha come logica conseguenza il calo e il ripudio dei pantaloni, altra voce francese «introdotta, lamenta un linguista, senza alcun bisogno nella lingua nostra, per opera specialmente dei sarti, e per il solito brutto vezzo dell´imitazione». Dove sia infatti il vantaggio dei pantaloni sugli italiani calzoni, non si vedrebbe a specularci un anno; eppure anche in Firenze, del resto facile ai francesismi, quelli hanno usurpato questi, e alle calzonaie (cucitrici di calzoni) sono subentrate le pantalonaie. Ma portare i calzoni tuttavia si dice dai più, applicato a donna che spadroneggia in casa: nel traslati la lingua fa più difesa. E poiché al vecchio senso figurato la donna moderna ha aggiunto quello proprio, forse ché in questo caso la voce pantaloni non cade affatto inutile a evitare confusione tra calzoni morali e calzoni materiali.
Strappateci le bretelle, sfilatici i pantaloni, il purista ha buon gioco col gilè (francese gilet), voce che attraverso lo spagnolo e l´arabo risale al turco yelek. E ci costringe, meglio che al panciotto (il quale ha dell´indumento settecentesco e copre di più che non faccia il moderno gilè), meglio che al dialettale corpetto, a una vezzosa sottoveste. Orrendo strazio fa poi dei barbari golf (abbrev. di golf-coat), spencer (da un tale Spencer, 1834) e pull-over, che vuole sostituiti con giacchetta a maglia di lana o di seta a varii colori, magliotto chiuso o corpetto o farsetto, o sottoveste, sottogiacca a maglia o maglione, e altre voci perifrasi che non toccano un pelo a quegli esotismi ormai entrati nell´uso.
Finalmente, perché non si dica che non ci debba lasciare nudi come Giobbe, saltata la camicia, trova da dire anche sulla maglia, e a significare di faccia, non per sineddoche. «quel giubbetto di flanella o di maglia che si porta per lo più sulla pelle per ripararsi dal freddo e mantenerci un calore uguale e costante», sventola il più toscano e calzante camiciola: camiciole per l´inverno e per l´estate; di lana e di cotone. Fieramente avverso alla camiciola fu negli anni suoi bollenti il Carducci, che soltanto nell´età matura si adattò a portarla, stridendoci dentro. (Grosso modo, l´avvento della camiciola nella vita del Poeta, coincide con l´ecclisse della Lina e il sormontare della signora Elvira),
Camiciola sopporta un derivato che maglia non potrebbe: camiciolaio, detto di colui che le vende. E ha due belle applicazioni figurate. Far camiciola, una camiciola, delle camiciole, dicesi di colui che s´accorda al gioco per far perdere il compagno o i compagni; ed è maniera tuttora viva nel popolino di Firenze, specie tra i frequentatori della pelota o palla al muro. Da che lo scherzoso aggettivo camiciolaio, applicato al giocatore.
L´altra espressione figurata si addice ai mariti brontoloni che volessero un poco variare il loro noioso metro. Di bocce e bicchieri sudici: aver la camiciola. Petrocchi: «Questi bicchieri non hanno freddo: guarda che po´ po´ di camiciola!». E´ un modo che dipinge, e usato una volta, di sorpresa, può convertire un rimbotto in una festicciola di lingua estendibile fino in cucina. Ma insisterci, quando l´immagine fosse già stata apprezzata, saprebbe di lezio crudele; e segnatamente avendo a fare con donne nervose, invece che di un impiastro, otterreste l´effetto di una puntura.
Leo Pestelli
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