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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
In viaggio per l´Italia alla cerca della pronuncia
Language column
Come stiamo a lingua
Author
Leo Pestelli
Date
3
aprile
1954
more header data
[1]
Un
abbonamento
sul
tronco
Firenze-Roma
sarebbe
un
mezzo
eccellente
Accento
e
senso
-
I
gemelli
non
sono
sempre
due
,
come
le
levatrici
sanno
[2]
La
signorina
Silvia
D
.
[3]
M
,
di
Verona
scrive
:
«
Ferdinando
Martini
diceva
che
gl´
Italiani
hanno
sempre
paura
di
avere
la
lingua
sporca
,
ed
è
vero
;
ma
è
altrettanto
vero
che
i
loro
scrupoli
cessano
quando
si
tratta
della
pronuncia
.
Quanti
sono
in
Italia
che
parlano
con
corretta
pronuncia
?
Ben
pochi
,
a
mio
giudizio
.
Questo
per
giustificare
la
mia
richiesta
di
volerci
indicare
se
vi
sono
vocabolarii
coi
segni
fonici
…
»
.
[4]
Ha
ragione
;
questo
è
il
piede
da
cui
più
zoppichiamo
.
[5]
D´
altra
parte
la
questione
della
pronunzia
è
tale
un
pecoreccio
(
e
non
diciamo
tutta
la
questione
,
ma
anche
soltanto
la
parte
di
essa
che
concerne
le
vocali
e
e
o
accentate
)
da
uscirne
con
la
testa
rotta
.
[6]
Un
buon
vocabolario
(
e
consiglieremmo
il
Palazzi
)
può
farci
molto
,
ma
non
moltissimo
;
il
linguista
,
davanti
al
malato
di
pronunzia
cattiva
,
fa
quel
che
ogni
medico
nei
casi
seccanti
:
consiglia
il
cambiamento
d´
aria
.
[7]
Un
abbonamento
sul
tronco
Firenze-Roma
,
sarebbe
il
rimedio
migliore
;
se
non
che
questi
due
grandi
centri
legiferatori
circa
il
perfetto
pronunziare
le
vocali
accentate
,
rompono
il
loro
meraviglioso
accordo
(
da
cui
il
detto
:
«
lingua
toscana
in
bocca
romana
»
)
in
quasi
un
doppio
centinaio
di
casi
,
dei
quali
i
due
più
famosi
sono
lettera
e
colonna
,
che
Firenze
pronunzia
rispettivamente
largo
e
stretto
(
lèttera
,
colónna
)
e
Roma
stretto
e
largo
(
léttera
,
colònna
)
.
[8]
Che
cosa
fare
allora
in
questi
e
negli
altri
casi
di
divergenza
?
[9]
Staccare
una
diramazione
per
Siena
,
dove
peraltro
pronunziasi
nève
contro
Firenze
e
Roma
che
concordemente
dicono
nève
?
[10]
Tornare
a
casa
?
[11]
No
;
ma
scegliere
,
secondo
talenta
,
fra
pronunzia
fiorentina
e
romana
;
sempre
però
badando
a
non
uscire
dalle
classi
colte
.
[12]
Nel
Ventennio
,
quanto
tutte
le
acque
si
tiravano
al
Tevere
,
qualche
pressioncella
in
favore
della
seconda
veniva
chiaramente
fatta
anche
da
filologi
di
chiara
fama
;
ma
onestamente
bisogna
riconoscere
che
anche
allora
,
chi
avesse
pronunziato
fiorentinamente
cométa
,
grégge
e
mòc
c
olo
(
contro
i
romani
comèta
,
grègge
e
móccolo
)
,
la
sera
dormiva
nel
suo
letto
.
[13]
La
questione
dell´
esatta
pronunzia
diventa
capitale
quando
variandola
varia
il
senso
della
parola
.
[14]
Gli
esempii
sono
moltissimi
e
noti
a
tutti
(
anche
se
in
pratica
non
si
direbbe
)
:
cèra
(
aspetto
)
e
céra
(
prodotto
delle
api
)
;
pèsca
(
frutto
)
e
pésca
(
da
pescare
)
;
fòro
(
piazza
)
e
fóro
(
buco
)
eccetera
eccetera
…
[15]
Sere
fa
alla
televisione
il
dicitore
,
parlando
della
«
Vanoni
»
,
pronunziò
impóste
.
[16]
Bravo
;
non
dispiaccia
a
chi
avrà
sussultato
,
ma
ha
fatto
benissimo
;
era
l´
ora
di
chiuderle
!
[17]
L´
etimologia
fa
luce
:
imposte
,
dal
verbo
imporre
,
coll´
o
chiuso
.
[18]
(
Ma
il
lettore
ci
perdoni
se
non
gli
sappiamo
dire
perché
si
pronuncino
impòste
coll´
o
aperto
quelle
della
finestra
,
che
pur
dovrebbero
avere
lo
stesso
etimo
.
Del
resto
tutto
ciò
che
attiene
alla
finestra
è
diabolicamente
doppio
nella
nostra
lingua
:
imposte
,
scuri
,
gelosia
…
)
.
[19]
Come
col
fisco
,
anche
con
le
signore
si
vada
stretti
:
signòra
.
[20]
E
con
l´
amóre
,
e
con
l´
atróce
,
e
con
la
ménta
,
Si
largheggi
invece
con
Alfònso
,
intònso
,
precòce
,
sènza
,
vèrso
,
sèmpre
,
bène
,
mèglio
,
cèrto
.
[21]
Ma
non
ci
sono
regole
?
[22]
Benché
non
fosse
facile
enunciarne
in
siffatta
materia
,
pure
i
grammatici
ci
hanno
pensato
,
e
in
acconce
tabelle
stabilito
che
hanno
pronunzia
aperta
:
i
diminutivi
in
ello
,
ella
;
i
participi
e
aggettivi
in
ente
;
i
sostantivi
in
endo
,
ense
,
enza
,
estre
,
iere
iero
iera
,
occio
,
occhio
,
orio
,
otto
,
e
le
parole
piane
in
olo
e
ola
.
[23]
Che
l´
hanno
invece
chiusa
le
parole
formate
coi
suffissi
:
esco
esca
,
ese
,
essa
,
evole
,
ezza
,
mento
,
oio
,
one
sione
zione
,
ore
sore
tore
,
oso
;
gli
avverbi
in
mente
;
i
diminutivi
in
etto
;
l´
infinito
dei
verbi
della
seconda
coniugazione
,
ecc
.
[24]
Pazzerello
è
il
suffisso
-esimo
,
aperto
negli
aggettivi
:
centèsimo
,
millèsimo
,
ecc
.
[25]
(
ma
non
in
medésimo
)
;
e
chiuso
invece
nei
sostantivi
:
battésimo
,
incantésimo
.
[26]
Ma
è
presto
detto
:
aprire
e
chiudere
.
[27]
Fino
a
che
punto
?
[28]
Perché
non
è
lecito
pronunziare
Maddalèna
,
anzi
Maddalana
come
molti
filodrammatici
fanno
,
si
dovrà
per
reazione
spingersi
a
dire
Maddalina
?
[29]
Quale
,
fra
i
dieci
o
più
suoni
diversi
che
,
secondo
mostra
Prisciano
,
ha
ciascuna
vocale
,
sarà
caso
per
caso
quello
che
conviene
?
[30]
Soltanto
un
finissimo
orecchio
lo
può
sapere
.
[31]
Ma
la
nostra
lettrice
non
ha
finito
.
[32]
E
dopo
una
rinfrescata
sulla
pronuncia
,
vuol
sapere
se
non
sia
errato
,
come
pare
a
lei
,
dire
«
i
due
coniugi
»
,
«
i
due
gemelli
»
.
[33]
Il
numero
non
è
già
implicito
nella
parola
?
[34]
Nel
caso
dei
coniugi
,
dove
viga
monogamia
,
quel
due
è
certamente
inutile
.
[35]
Ma
quanto
ai
gemelli
,
come
può
una
donna
ignorare
che
se
ne
possono
scodellare
anche
tre
,
quattro
,
o
come
seppe
la
signora
Dionne
,
addirittura
cinque
?
[36]
Qui
il
numero
è
tanto
poco
pleonastico
che
può
mutare
la
gioia
d´
un
padre
in
disperazione
,
come
le
levatrici
sanno
benissimo
.
[37]
Leo
Pestelli
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