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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Dove settembre è capidannu
Language column
Parole in corso
Author
Gian Luigi Beccaria
Date
23
giugno
2012
more header data
[1]
Il
vocabolario
che
ricostruisce
[2]
il
passato
,
la
fertile
cultura
contadina
[3]
Il
futuro
è
alle
porte
,
ma
il
passato
è
dietro
l’
angolo
.
[4]
Le
parole
lo
ricostruiscono
.
[5]
Sentire
che
i
lucani
del
loro
dialetto
usano
cata
per
dire
«
presso
»
o
che
in
Puglia
fanojë
indichi
il
falò
(
gr
.
phanós
)
non
può
che
farci
sobbalzare
,
perché
ci
riporta
al
lontano
greco
(
classico
o
bizantino
?
)
ch’
era
di
casa
da
quelle
parti
.
[6]
E
in
Gallura
,
dove
l’
inizio
dell’
anno
coincideva
con
l’
inizio
dell’
anno
agrario
,
trovare
che
settembre
è
tuttora
chiamato
capidannu
fa
un
certo
effetto
.
[7]
Le
costumanze
più
modeste
dei
senza
nome
,
di
anonimi
pastori
e
contadini
insomma
,
non
muoiono
ma
restano
nelle
parole
che
ancora
nei
dialetti
si
usano
.
[8]
Tutto
ciò
che
è
successo
,
tradizioni
e
costumi
(
buoni
e
cattivi
)
abitano
ancora
dappertutto
.
[9]
Anche
nei
luoghi
che
realmente
si
abitano
per
esempio
,
nei
loro
nomi
.
[10]
Busto
Arsizio
,
Busto
Garoldo
vengono
non
credo
dal
lat
.
bustum
«
tumulo
,
sepolcro
»
,
ma
certamente
da
bustu
(
m
)
«
bruciato
»
,
a
testimonianza
di
incendi
,
o
forse
di
quando
bruciavano
boschi
(
lo
fanno
ancora
oggi
)
per
ottenere
pascoli
o
spazi
da
coltivare
,
come
ricordano
altri
toponimi
lombardi
indicati
da
Ottavio
Lurati
,
tipo
Arzo
,
o
Brüsin
sciss
,
cioè
Brusino
Arsiccio
,
e
il
già
citato
Busto
Arsizio
(
che
sarebbe
una
interessante
tautologia
,
come
dire
«
arso
arso
»
)
.
[11]
Dicevo
della
cultura
contadina
,
quella
dei
nostri
nonni
,
ormai
dimenticata
nei
suoi
costumi
,
nel
suo
modo
di
vedere
il
mondo
.
[12]
Alle
nuove
generazioni
sembra
preistoria
,
e
,
a
chi
guarda
al
futuro
,
ormai
dice
poco
o
nulla
.
[13]
A
me
invece
continua
a
[14]
Quando
.
[15]
In
Gallura
l’
inizio
dell’
anno
coincideva
con
l’
inizio
dell’
anno
agrario
[16]
colpire
per
esempio
che
a
Parma
il
maiale
da
vivo
lo
si
chiami
gosén
,
da
morto
nimèl
,
l’
animale
per
eccellenza
(
«
cambia
nome
,
come
Romolo
che
,
dopo
morto
,
ascese
in
cielo
,
diventando
Quirino
»
,
commentava
spiritosamente
Cesare
Marchi
,
nel
vecchio
libro
Quando
siamo
a
tavola
)
.
[17]
Anche
nel
Veneto
il
maiale
è
il
mas-cio
,
il
maschio
per
antonomasia
:
come
appunta
nel
suo
libro
Paolo
Malaguti
(
Sillabario
veneto
.
Viaggio
sentimentale
tra
le
parole
venete
,
Treviso
,
Santi
Quaranta
2011
)
,
ciò
non
vale
nemmeno
per
il
toro
,
per
l’
oco
,
per
il
gallo
.
[18]
E
pensare
che
i
maialini
si
castravano
!
[19]
Poco
importa
.
[20]
Quel
che
conta
nella
cultura
e
nella
storia
dei
nostri
padri
era
l’
importanza
del
maiale
nell’
economia
domestica
:
solo
al
porco
«
si
concedeva
l’
onor
dal
titolo
di
mas-cio
,
pur
non
essendolo
di
fatto
»
.
[21]
Non
veniva
tirato
su
negli
allevamenti
di
massa
,
ma
viveva
con
l’
uomo
,
in
casa
,
cresceva
al
suo
fianco
,
riconosceva
addirittura
la
voce
della
padrona
che
andava
a
dargli
da
mangiare
,
e
una
volta
morto
sfamava
la
famiglia
per
l’
anno
intero
.
[22]
Cancellando
non
dico
dall’
uso
(
perché
è
inevitabile
)
ma
dalla
memoria
queste
voci
di
un
mondo
pur
modesto
,
si
finisce
con
non
capire
più
il
passato
,
di
cui
è
invece
bene
continuare
a
condividere
[23]
In
Veneto
il
maiale
è
il
mas-cio
,
il
maschio
per
antonomasia
,
il
che
non
vale
nemmeno
per
il
toro
[24]
la
memoria
:
e
non
solo
delle
grandi
idee
,
dei
grandi
conflitti
.
[25]
Ogni
nostro
sasso
più
modesto
è
talmente
pieno
di
sensi
molteplici
,
talmente
intriso
di
abitudini
spente
,
soprattutto
delle
più
umili
e
quotidiane
,
che
val
la
pena
ogni
tanto
raccattarlo
.
[26]
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