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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Tra bambacioni e facce di tolla
Language column
Parole in corso
Author
Gian Luigi Beccaria
Date
9
giugno
2012
more header data
[1]
Come
i
dialetti
hanno
«
cospirato
»
[2]
a
comporre
una
lingua
nazionale
[3]
Scriveva
Foscolo
nelle
sue
pagine
Sul
testo
del
“
Decamerone
”
che
«
i
dialetti
diversi
hanno
perpetuamente
cospirato
a
comporre
una
lingua
letteraria
e
nazionale
in
Italia
»
(
una
lingua
-
proseguiva
-
«
non
mai
parlata
da
veruno
,
intesa
sempre
da
tutti
,
e
scritta
più
o
meno
bene
secondo
l’
ingegno
,
e
l’
arte
,
e
il
cuore
più
che
altro
degli
scrittori
»
)
.
[4]
La
lingua
italiana
si
è
immersa
in
un
bagno
generale
di
dialettalità
,
traendo
man
mano
a
sé
uno
stuolo
di
nuovi
parlanti
.
[5]
È
stato
soprattutto
l’
italiano
colloquiale
e
gergale
ad
arricchirsi
di
parole
prese
di
peso
dal
dialetto
.
[6]
Per
venire
a
tempi
più
vicini
,
penso
soltanto
alle
romanesche
del
dopoguerra
come
abbozzare
«
subire
,
tacere
»
,
bambacione
«
persona
tranquilla
,
pacioccone
»
,
tamarro
«
ignorante
,
burino
»
,
e
un
fracco
di
invece
di
«
un
sacco
di
»
,
sfangare
«
cavarsela
»
,
una
sleppa
«
un
colpo
»
,
toppare
«
sbagliare
»
e
tantissime
altre
.
[7]
Ogni
regione
ha
contribuito
di
suo
.
[8]
Dal
piemontese
probabilmente
arriva
la
locuzione
,
prima
dialettale
poi
italiana
,
a
bocce
ferme
,
legata
a
un
gioco
diffusissimo
nella
nostra
regione
,
dove
a
boce
ferme
vuole
dire
che
bisogna
aspettare
che
la
boccia
sia
ferma
prima
di
decidere
di
chi
è
il
punto
,
che
occorre
cioè
una
situazione
definita
prima
di
pronunciarsi
su
chi
ha
il
vantaggio
.
[9]
Dal
milanese
invece
giunge
l’
espressione
prendere
una
scuffia
,
cioè
un’
ubriacatura
(
a
meno
che
non
derivi
dalla
«
scuffia
»
della
barca
che
si
capovolge
)
.
[10]
Ancora
dai
dialetti
[11]
Da
ogni
regione
un
contributo
:
«
a
bocce
ferme
»
è
un
piemontese
invito
alla
cautela
[12]
settentrionali
viene
tolla
«
latta
»
,
in
faccia
di
tolla
,
presente
da
lunga
data
nei
gerghi
.
[13]
Nella
nostra
regione
tanti
modi
di
dire
dialettali
sono
quasi
scomparsi
.
[14]
Io
avevo
poca
predisposizione
per
i
lavori
manuali
(
in
casa
se
la
cavava
meglio
mio
fratello
)
,
e
ricordo
che
di
un
qualche
lavoretto
domestico
mal
riuscito
mio
padre
diceva
che
era
un
travai
del
pentu
,
«
del
pettine
»
.
[15]
Lessico
familiare
…
[16]
Ho
appreso
in
seguito
che
l’
espressione
risaliva
al
napoleonico
regno
d’
Italia
,
quand’
era
in
circolazione
una
moneta
di
scarso
valore
che
portava
sul
recto
la
testa
imperiale
e
sul
verso
una
corona
che
a
prima
vista
sembrava
un
pettine
!
[17]
Oggi
dei
dialetti
stiamo
quasi
perdendo
le
tracce
,
e
chi
li
ama
teme
il
giorno
,
anche
se
lontano
,
in
cui
saranno
pochi
a
parlarlo
.
[18]
Le
nuove
generazioni
,
salvo
eccezioni
,
lo
conoscono
ogni
giorno
sempre
di
meno
.
[19]
Eppure
si
dice
che
il
dialetto
sia
più
espressivo
.
[20]
Non
è
vero
.
[21]
Ma
è
comunque
di
largo
uso
familiare
e
affettivo
.
[22]
Fa
un
piacevole
effetto
sentir
chiamare
(
cito
il
Varesotto
,
tanto
per
fare
un
esempio
)
scigulín
«
cipollino
»
un
bambino
tondo
e
grazioso
.
[23]
Con
tutto
ciò
sappiamo
bene
che
il
dialetto
accanto
ai
vantaggi
procede
con
tanti
[24]
Dal
Varesotto
arriva
scigulín
,
ossia
«
cipollino
»
,
un
bambino
tondo
e
grazioso
[25]
freni
.
[26]
In
dialetto
non
si
può
dire
«
amore
mio
»
,
o
«
tesoro
»
(
anche
se
in
siciliano
puoi
dire
a
un
piccolo
«
fiato
del
mio
cuore
»
)
.
[27]
Nessuno
direbbe
mai
in
dialetto
,
né
si
potrebbe
,
«
sono
innamorato
»
(
tantomeno
«
follemente
»
)
«
di
te
»
e
simili
.
[28]
[29]
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