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Pronunce fastidiose
e sgorbi linguistici per presentarsi
Dovremmo imparare a dire Islám, e non Islam, e a dire diktát, perché parola tedesca, e non díktat, e così via... sarebbe lungo l'elenco di errori e pronunce fastidiose.
In realtà sono piccolezze, se si pensa a quello che sta succedendo. L'Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, ha di recente passato in rassegna gli errori più comuni nelle prove di italiano (elaborati dell'anno scolastico 2009-10), tenendo in conto l'ambito testuale, grammaticale, lessicale-semantico e ideativo. Un disastro! Si trova Leopardi diventato un poeta del primo Settecento, errori di ortografia a gogò, scarsa capacità di organizzazione e gerarchizzazione delle idee, nulle le tecniche di argomentazione; del lessico non si è più padroni, e ancor minore la padronanza della punteggiatura.
Sono saltati i nessi logici, i legami tra il prima e il poi, tra cause e conseguenze. Si vede, scriveva Marco Lodoli su Repubblica (13 marzo 2012), che le nuove generazioni sono felici di vivere nel caos, senza sintassi. Tra un po', poi, con questa nostra lingua materna sempre più tagliata (nell'Università del futuro si prevedono corsi da tenere esclusivamente in lingua inglese), balbetteremo soltanto un basic english, andremo avanti con tachigrafici messaggi e sigle. «Che mestiere fai?», si sente in giro, e la risposta «faccio il PR», nel senso che ci si occupa di pubbliche relazioni (ma non si doveva dire public relation?, visto che «pub-
La fotografia Invalsi sui test di italiano: del lessico non si è più padroni, e ancor meno della punteggiatura
bliche relazioni» suona di serie B).
Non rimpiango il mio mondo ordinato. Semplicemente, non sopporto gli sgorbi di lingua, pari a quelli che gruppi sbandati, lasciando segni neri della loro solitudine e disperazione, disegnano la notte sulle facciate dei palazzi, sui marmi addirittura di monumenti antichi (guardavo con molta pena tempo fa il bell'arco di trionfo romano posto accanto al castello scaligero di Verona, invaso sino in testa da scritte volgari o incomprensibili. Le avranno tolte?).
Si potrebbe punire come reato questo scempio. Ma con le parole non si può. Non si può obbligare la gente a parlare come si dovrebbe. Come si sa, ridicola e improduttiva fu la multa che nel Ventennio si impose a chi usava parole straniere…
Notizie dunque tragiche dall'Invalsi. Eppure siamo usciti dal Salone del libro, che ha da poco a Torino chiuso di battenti, pieni di ottimismo: una folla di ragazzi e di giovani che guardano e comprano libri, quindi leggono e imparano, un universo strapieno di volumi, un mondo dove si pubblica un nuovo titolo ogni mezzo minuto, 120 l'ora, 2800 al giorno, 86mila al mese! Forse il troppo stroppia. Tra lo sproloquio-profluvio che
Ma le generazioni sono felici di vivere nel caos della lingua senza sintassi
stordisce, produce chiacchiera, sembra che ci si debba avviare verso sordità e mutismi, come in una rumorosa discoteca universale nella quale è sempre più difficile nel frastuono ascoltare con attenzione, per cogliere quel che serve.
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