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Qualche curiosità in risposta alle domande dei lettori: ad esempio, perché scotch indica sia il nastro adesivo che il whisky scozzese?
DI quando in quando, occorre sbrigare la posta. Rispondo a Enrico Spadoni di Mantova che mi chiede perché scotch ha due significati così diversi, “nastro autoadesivo”, e “whisky (che si produce in Scozia)”. So che il nastro adesivo di cellofan compare nelle prime confezioni (1928) con un elemento distintivo: il disegno di un tartan scozzese (il tessuto di lana a grossi quadri, a colori vivaci). Il che lo fece diffondere col nome scotch tape, nastro adesivo scozzese.
Sandro Migliore di Trino Vercellese mi chiede com’è nato quel saluto piemontese cerea. Si racconta che Ambrogio Olerio, il maestro di lingua greca del figlio di Emanuele Filiberto, Carlino, il futuro Carlo Emanuele I, avesse l’abitudine di salutare con un chere, parola greca corrispondente al salve! dei latini, vocabolo che usato scherzosamente dapprima dagli amici del maestro, si diffuse tra la gente, corrompendosi in cerea.
Luigi Mozzone di Mango (Cuneo) mi chiede perché in italiano si dice “imparare a memoria” e in inglese by heart, in francese par coeur. Nella scienza medica antica il cuore era ritenuto la sede della memoria.
Una richiesta più complicata mi viene da Elena Vaudagna, studentessa torinese; mi chiede perché la I persona dell’imperfetto è “io lodavo” mentre le tre corone (Dante, Petrarca, Boccaccio) scrivevano “io lodava”. “Lodava” è la forma regolare, deriva dal lat. laudabam, e difatti nel fiorentino antico e nei nostri autori del Trecento abbiamo “io lodava”. Poi, nel Quattrocento, pare per influenza del toscano lucchese e senese, entra negli scritti più popolari (Pulci, Berni, Cellini) la desinenza in -o, per analogia a quella del presente. Alla desinenza in -a resteranno a lungo fedeli i non toscani, che seguivano i trecentisti e non sentivano, come i fiorentini del Cinquecento, l’influenza del parlato della loro città. L’imperfetto in -a dura almeno sino a D’Annunzio. Ma Manzoni già aveva mutato la -a delle prime edizioni dei Promessi sposi (1825, 1827) in -o (1840), contribuendo anche lui grandemente alla diffusione dell’imperfetto in -o, che è ora la norma.
gianluigi.beccaria@unito.it
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