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E Nicot portò tabacco a Caterina de’ Medici

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 06 agosto 2005


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Ecco da dove arriva il nome «nicotina». E la begonia si chiama così in onore di Bégon, intendente di Santo Domingo

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FA un caldo atroce, innaffio un vaso di begonie, e sto pensando ai nomi dei fiori. Tanti vengono da nomi propri. E molti risalgono al Settecento. Da allora begonia si chiama così in onore di Bégon, intendente di Santo Domingo; nei primi dello stesso secolo si diffonde magnolia, in onore del medico e botanico francese Pierre Magnol (1638-1715); camelia, lat. bot. camellia, è un nome dato al fiore da Linneo per ricordare il padre gesuita moravo Kamel, che la importò in Europa dal Giappone nel 1731; anche forsizia si rifà a un nome, Guillaume Forsyth, orticoltore scozzese del sec. XVIII.

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Produttivi altri nomi di persona. Voglio ricordare nicotina, fr. nicotine (1818), da un precedente nicotiane (1564), lat. bot. herba nicotiana, vale a dire herbe de nicot, per indicare il tabacco: viene dal nome dell’ambasciatore a Lisbona Giovanni Nicot che portò per l’appunto del tabacco a Caterina de’ Medici nel 1560. Restiamo in Francia: il chinché, lucerna pensile, viene dal fr. lampe à la quinquet (1789), dal nome del fabbricante, il farmacista Quinquet; e il flobert nasce dal nome di un armaiolo francese, Nicolas Flobert (1819-1894). Tramite il francese una medicina, lo zeppelin, ha dal primo Novecento (1907) un nome che gli viene dall’inventore, il ted. conte Zeppelin. Da un nome proprio il calepino, ma pure il bignami, o bignamino, il notissimo volumetto che semplifica le informazioni fondamentali di una disciplina: da Ernesto Adamo Bignami, editore che a partire dal 1931 pubblicò questi libretti, quelli che in Lombardia chiamano anche il bigino, forse perché permettono allo studente di bigiare, di marinare la scuola. Da noi, uno dei casi più recenti è paparazzo, da Coriolano Paparazzo, uno dei fotografi che compare ne La dolce vita di Fellini (1959), e che Fellini pare abbia preso da un romanzo di George Gissing, Sulla riva dello Jonio (trad. 1957), dove compare un albergatore di Catanzaro con quel nome (la scelta, si osserva nel Dizionario del Battaglia, potrebbe essere stata suggerita da Flaiano, collaboratore alle sceneggiature del film, per la somiglianza col nome abruzzese della vongola, che apre e chiude le valve come fa il fotografo con l’obiettivo).

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