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Sofà, divano, sorbetto: quante voci d’Oriente

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 23 luglio 2005


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Parole turche e persiane che hanno arricchito la nostra lingua (i nostri dialetti: saráf, per esempio, imbroglione) sin dal Medioevo
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UN lettore turco che da anni vive a Genova mi scrive lamentendo che nella mia rubrica parlo spesso di parole inglesi, o francesi o spagnole penetrate in italiano, e mai di quanto è giunto alla nostra lingua dall’Oriente.
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Lo accontento con qualche osservazione, ricordandogli qualche parola turca o persiana che ha avuto fortuna.
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La maggior parte comincia a penetrare nell’italiano quando i contatti nel Cinquecento con il vicino Oriente si fanno più fitti, ma sin nel Medioevo, con l’aprirsi di nuovi orizzonti commerciali, arrivavano parole da quei Paesi lontani.
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Dal turco vengono sofà, divano, chiosco, turbante, turchismo è pure orda, dall’arabo-persiano arriva babbuccia, tamarindo (da tamar hindi «dattero dell’India»), dal vicino Oriente bricco (il turco ibrìq, a sua volta dal persiano).
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Anche sorbetto proviene dal turco šerbet, pronunciato scerbé, «bevanda fresca», a sua volta dall’ar. šarab, pron. sciaráb, «bevanda», ma diventa in italiano sorbetto perché accostato per paretimologia al verbo sorbire «aspirare lentamente a sorsi una bevanda».
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Le prime attestazione della parole nuova si leggono nelle Relazioni degli ambasciatori veneti in terre d’Oriente che ci parlano dell’usanza (siamo nel secondo Cinquecento) di offrire agli ospiti questa mescolanza di acqua e zucchero aromatizzata con ingredienti vari che danno un gusto gradevole.
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Anche nei dialetti ci sono turchismi: vedi lomb. saráf, bologn. fa el saráf «imbroglione», dal turco o dall’arabo saráf «cambiavalute».
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Un lettore di Ovada mi chiede informazioni sull’origine della denominazione Italia.
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È di probabile origine osca, una popolazione italica che abitava l’attuale Campania.
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Di solito la parola viene avvicinata al lat. vitulus, cioè «vitello», quindi con ogni probabilità il significato è «terra dei vitelli».
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Partendo da questa base, alcuni studiosi ipotizzano che il nome significhi «terra degli Itali», cioè un popolo che aveva come totem il vitello.
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Il nome fu sanzionato ufficialmente nel 42 a.
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C. da Ottaviano.
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In origine designava soltanto l’estremità meridionale della Calabria, nel III sec. a.
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C. già si estendeva alla Campania, dopo poco fino alla catena alpina, man mano che la conquista romana si espandeva.
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